Vertenza S. M. della Pietà

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e i cui pastori sono guide cattive
Pieta’ per la nazione i cui leader sono bugiardi
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Protocollo d'intesa

corteo contro il Protocollo di Intesa

Il Protocollo di Intesa sul S.Maria della Pietà, siglato il 18 aprile 2007, chiude di fatto il dibattito sull'utilizzo del S.Maria della Pietà. Nel peggiore dei modi.
Viene di fatto chiusa ogni prospettiva di utilizzo culturale e sociale e viene lasciata carta bianca alla ASL RME nell'utilizzo e nella gestione devastante del patrimonio dell'Ex Manicomio.
Come l'Associazione Ex Lavanderia ha, in quell'occasione, previsto, l'unica realizzazione effettiva che il protocollo determinerà sarà la nuova sanitarizzazione dell'Ex Manicomio, la realizzazione di strutture psichiatriche residenziali, strutture per malattie croniche, tossicodipendenze, disabilità. Un nuovo concentrato di malattia e di disagio in aperta contraddizione con la Legge 180 e con ogni sano principio di decentramento teritoriale delle strutture socio-sanitarie.Invece il millantato progetto di Campus universitario naufragherà definitivamente nel maggio 2010.


Seguire il percorso che porta al protocollo di Intesa e la sua gestione è un modo per comprendere, oltre alla storia della vertenza sul S.Maria della Pietà, la disastrosa gestione politica nel rapporto con i beni comuni e con l'impegno dei cittadini.

Nell'impianto comunicativo intorno al Protocollo, da parte delle Istituzioni solo falsificazioni e cortine fumogene, da parte dell'Associazione Ex Lavanderia il tentativo estremo di dimostrare argomentando la verità delle scelte.

il testo del Protocollo di Intesa del 18 aprile 2007 (PDF)

marrazzo alla Ex Lavanderia il 1 marzo 2005Che non si fa per un pugno di voti

Piero Marrazzo, in campagna elettorale, visita la Ex Lavanderia e si impegna solennemente a difendere il S.Maria dalla neosanitarizzazione voluta da Storace: " La destra o vuole vendere o vuole stabilirci uffici e strutture sanitarie. Il centrosinistra vuole costruire un polo civico multifunzionale con biblioteche, museo, ostello e molto altro ". Questo dichiara Marrazzo. Nel Protocollo di Intesa firmato da Marrazzo il 56% del Comprensorio viene destinato a "uffici e strutture sanitarie". Nessuna traccia di biblioteche né di ostelli, né soprattutto di "molto altro".

(ecco l'estratto dal sito del candidato Marrazzo)

vittoria sul prg
La cubatura esterna

Il Protocollo di Intesa ribadisce l'assenza di cubature esterne, quei 200mila metri cubi previsti inizialmente dalla proposta di PRG e cancellati nel 2003 dopo una lunga e dura battaglia di associazioni e cittadini. L'Assessore Morassut si è pronunciato (come già aveva fatto) per la conferma di non edificare l'esterno del S.Maria.
Eppure restano alcuni dubbi. Intanto sull'affidabilità degli impegni presi dai rappresentanti istituzionali vi è un'esperienza lunga che ci porta a diffidare. Ad esempio (uno dei tanti possibili) nel luglio 2005 scese in campo addirittura la Federazione dei DS di Roma, contro l'Associazione Ex Lavanderia (La portaerei Garibaldi contro una cerbottana) perché ci eravamo permessi di dire che il Comune e l'Assessore stavano favorendo l'uso sanitario del S.Maria e non avevano l'intenzione di aprire un tavolo partecipato prima di aver definito il proprio progetto, insomma perché avevamo previsto con 2 anni di anticipo i termini esatti del Protocollo di Intesa.
Per non parlare della già citata mozione comunale approvata e mai messa in pratica.
Ma soprattutto destano qualche dubbio le rassicurazioni dell'Assessore quando solo un mese fa la Regione ha rigettato, in extremis, le osservazioni ai Piani Paesaggistici presentate proprio dal Comune di Roma e che intendevano togliere il vincolo di inedificabilità alle aree esterne al S.Maria.
Ancora, non può che destare preoccupazione la collocazione degli 8 padiglioni universitari proprio sul fronte estremo del Comprensorio, quello confinante con l'area esterna in questione.
Infine resta la contraddizione tecnica di un Piano Regolatore che, nelle Norme tecniche parla di previsione edificatoria 0 ma che negli elaborati grafici mantiene la colorazione relativa alle aree edificabili, contraddizione che l'Ufficio di Piano dell'Assessore Morassut non ha mai voluto sanare.

sordi che fa l'ombrello
La partecipazione

Nella sintesi consegnata ai giornalisti e di conseguenza nei loro servizi così come nel sito del Comune, sparisce ingloriosamente il previsto tavolo partecipato pur presente nel Protocollo.
Se già lascia poche speranze un tavolo che si apre dopo aver già definito padiglione per padiglione la spartizione, la rimozione di questo tema dalla presentazione, dalla sintesi e dai commenti la dice lunga sulla volontà di garantire un percorso reale.
Fanno correre un brivido lungo la schiena le dichiarazioni del Sindaco riportate da "City" sulla rapidità del processo.
Anche in questo caso, se si leggesse il Protocollo non si potrebbe che coglierne le profonde incongruenze. Si dice infatti contemporaneamente che l'Università inizierà le proprie attività nell'anno accademico 2007-2008 e che il tavolo partecipato durerà per 6 mesi solo al termine dei quali si realizzerà l'accordo di Programma. Nessuno si accorge che i conti non tornano?

P.S. Ovviamente il percorso partecipativo non è mai stato realizzato violando la Delibera 57 del Comune di Roma ed il Protocollo stesso. (2010-02-20)

corteo del 31 marzo 2007La cultura

La grande conquista sarebbe la legalizzazione dell'esperienza della Ex Lavanderia e la sua destinazione a spazio culturale. O meglio, l'impegno in tal senso, perché di atti concreti non ve n'è alcuno.
Le dichiarazioni di Morassut seguono analoghe dichiarazioni e addirittura impegni formali (mozione 7-2-2005) mai concretizzati. In questo senso, l'Assessore si è espresso già nel novembre 2004 in un'Assemblea pubblica proprio alla Ex Lavanderia. 6 giorni dopo veniva staccata la luce al padiglione 31 e l'Assessore Morassut non si pronunciava su questo.
Se la volontà espressa dall'Assessore è reale, si inizi allora con inviare la richiesta alla ASL di aprire una trattativa con l'Associazione Ex Lavanderia. La richiesta in questione era uno degli impegni mai messi in pratica della Mozione Comunale del 2005.
O ancora, l'Assessore potrebbe richiedere pubblicamente il ritiro da parte della ASL RME delle denuncie penali (2 denuncie, una per Direttore, una per maggioranza regionle).
Comunque fa sorridere amaramente che si spacci per una grande concessione la promessa del mantenimento della destinazione d'uso di un padiglione ristrutturato con i soldi pubblici per questo. Va detto, per operazione di verità, che solo l'occupazione del 2004 ha potuto permettere che oggi si possa pensare alla permanenza almeno di una funzione culturale al S.Maria della Pietà. Cioè, sembra che in questa città, o almeno al S.Maria della Pietà, l'unica forma per garantire la legalità sia la disobbedienza civile.
Ma soprattutto 1 padiglione alla cultura è ben scarso risarcimento alle decine di associazioni che hanno lavorato per 10 anni per l'uso culturale e sociale del S.Maria della Pietà.
E si tratta di ben scarso riconoscimento di quei 9000 cittadini che hanno firmato nel 2003 una Delibera di Iniziativa Popolare che chiedeva l'acquisizione comunale e l'uso culturale e sociale dell'intero comprensorio. Per i più distratti ricordiamo che lo Statuto del Comune di Roma prevedeva la discussione della Delibera entro il 6 giugno 2004. Il Consiglio Comunale di Roma ha semplicemente violato il proprio Statuto e non ha mai discusso la Delibera.
Quando Veltroni dice: "Con questo accordo abbiamo accolto le richieste dei cittadini" (City) dice una delle più grandi falsità mai sentite tra le tante pur dette sul S.Maria della Pietà.

 

P.S. Nonostante ripetuti impegni e dichiarazioni, l'esperienza della Ex Lavanderia non è mai stata regolarizzata. Le ultime promesse risalgono all'ultima fase della Giunta Regionale di Centrosinistra da parte di Luigi Nieri e Esterino Montino. Il loro impegno a regolarizzare le esperienze del padiglione 31 e del Pad. 41 (cooperativa integrata) è stato regolarmente disatteso. (2011-02-20)

Padiglione 11Gli ostelli della gioventù fantasma

Nelle dichiarazioni viene indicata la volontà di realizzare strutture per il turismo a basso costo e giovanile. In realtà, visto che il Protocollo assegna 4 dei 5 padiglioni, ristrutturati nel 2000 a tale scopo, alle residenze studentesche (il quinto alla ASL) e visto che tutti gli altri padiglioni sono già predeterminati, sfugge ai più attenti, dove, di grazia, si allocherebbero gli ostelli.
Le risorse per gli Ostelli erano già state spese, infatti, nel 2000, ma i 5 padiglioni destinati ad Ostello furono smantellati illegalmente dalla ASL tra il 2003 e il 2004 nel silenzio, più volte denunciato, del Comune di Roma.

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