Vertenza S. M. della Pietà

Campagna "Si Può Fare"

Per il riuso
pubblico, sociale
e culturale
dell'ex manicomio di Roma

Consulta Cittadina

malcolmxSe non state attenti, i media vi faranno odiare le persone che vengono oppresse e amare quelle che opprimono.

Malcom X

Comunicati

Qui sotto trovate tutti i comunicati stama dell'associazione dal 2008 ad oggi.

L’acqua è tornata, grazie a tutti e tutte, i firmatari e le firmatarie della nostra petizione e le associazioni che sono insorte contro questo ennesimo attacco a una fruizione pubblica, sociale e culturale dell’ex manicomio Santa Maria della Pietà. Ci hanno sostenuto diverse realtà capendo che il taglio non era rivolto solo alle nostre attività ma alla partecipazione che da sempre guarda e opera per il recupero del complesso dell’ex manicomio.

Rimane urgente il vostro sostegno. La luce ancora non è stata riattaccata, e vi invitiamo a partecipare al Corteo di Carnevale che domenica 23 partirà alle 10.30 dalla Stazione Monte Mario e all’assemblea pubblica che si svolgerà domenica 23 alle 16.00 alla Ex Lavanderia.

Comunicato dell' 11 Febbraio 2020

CHIUSO L’ACCESSO ALL’ACQUA ALLA EX LAVANDERIA

Il Padiglione 31 del Santa Maria della Pietà, l’ex manicomio della provincia di Roma, è luogo di incontro, socialità, arte e cultura. 

Dal 1996 le associazioni di zona si sono battute perché’ il Santa Maria della Pietà dopo la chiusura del manicomio, divenisse quella centralità urbana che il Municipio XIV merita: non servizi sanitari, di cui ormai l’area è piena, ma servizi sociali e di cultura, parco pubblico e non parcheggio, trasferimento del Municipio e destinazione dei fondi così risparmiati ad opere per la cittadinanza e per le realtà della salute mentale, come prevede la legge, ormai private di ogni tipo di sostegno. 

Dal 2003, nel silenzio delle istituzioni, ci si è attivati per delibere e leggi di iniziativa popolare, raccogliendo migliaia di firme, le ultime nel 2014. Dal 2004 alle raccolte di firme si è aggiunta l’esperienza della ex Lavanderia, che con il lavoro e il contributo volontario di centinaia e centinaia di persone e di artisti ha concretamente dimostrato il bisogno esistente di questa socialità e come fosse possibile far esistere un bene comune per il quartiere e la città.

Una presenza scomoda, che ha denunciato e denuncia il silenzio colpevole di chi dovrebbe controllare l’operato illegittimo della ASL RM1. La sua vista stona, da’ fastidio, riduce la “vendibilità’” del comprensorio.

Oggi vogliono arrivare alla resa dei conti con un sistema che sa di feudale e di barbaro, togliendo a questa esperienza sociale di oltre 15 anni i mezzi di sopravvivenza: prima la luce, poi l’abbattimento del Parco giochi, ora l’acqua.

Venerdì 7 febbraio, infatti, con la scusa di lavori agli impianti idrici del complesso del Santa Maria della Pietà, la ASL RM1 ha provveduto a chiudere il servizio idrico al Pad. 31, ex Lavanderia. Come successe per il distacco della luce nel 2017.

Questa è l’intesa dei potenti riuniti intorno ai tavoli tecnici: eliminare l’ostacolo al progetto di riconversione al sanitario dell’intero comprensorio, progetto della ASL RM1 e appoggiato dalla Regione, con tutti i mezzi, facendo carta straccia delle richieste dei cittadini e delle cittadine di poter avere nel Parco del Santa Maria della Pietà luoghi di incontro e socialità, spazi associativi. Dimostrando chiaramente come le migliaia di firme raccolte non hanno significato nulla perché’ semplicemente non vengono  considerate o vengono snaturate negli accordi istituzionali.

Facendo carta straccia anche delle norme che loro stessi si sono dati: in barba a qualsiasi norma urbanistica, al regolamento per la partecipazione del Comune, alla centralità urbana prevista dal Piano Regolatore. La ASL RM1, con il consenso della Regione, sta riempendo di iniziative sanitarie il Santa Maria della Pietà, prima della definizione di qualsiasi piano urbanistico.

Sappiamo che in questo mondo la sete di partecipazione non deve essere soddisfatta, a meno che non si beva quello che vogliono i potenti

Invece chiediamo acqua e respiro per la ex Lavanderia e coloro che hanno operato nel Pad. 31, chiediamo che si prenda sul serio la vertenza sul Santa Maria della Pieta’, chiediamo a tutti di dimostrare che sopravvive in noi la dignità di sentirsi cittadine e cittadini sovrani e non sudditi di poteri pubblici o privati. Anche tra una elezione e l’altra. Anche ripartendo da un ex Manicomio.

La domanda di socialità non è solo un cinema, un concerto, una mostra, a cui accedere pagando un biglietto. La domanda di socialità è quella che consente alle persone di costruire parte di questo mondo e della loro vita, di sentire che è loro, non concesso o concessa  per grazia ricevuta o perché’ ce lo si può permettere.

Il Pad. 31, ex Lavanderia, che fu il punto da cui partì il riscatto della rivoluzione basaliana, che promuove la vertenza sul Santa Maria spazio pubblico da riempire con iniziative sociali e culturali, fu anche uno dei punti fondamentali di raccolta firme per il referendum per l’acqua pubblica. Non sarà stato un caso.

Noi vi chiediamo di sottoscrivere questo appello, farlo girare e coinvolgere chi vi sta intorno ma, soprattutto, di sostenerci con le vostre idee, presenze e iniziative. E vi invitiamo alla assemblea pubblica che si terrà domenica 23 febbraio, presso il Pad. 31 del Santa Maria della Pieta’, alle ore 16.00. Vi aspettiamo.

Sostienici firmando la petizione su change.org

Associazione Ex Lavanderia

8 febbraio 2020

UN PIANO URBANO PARTECIPATO PER IL SANTA MARIA DELLA PIETA' , A NORMA DI LEGGE E NEL RISPETTO DELLA DELIBERA APPROVATA DAL COSNSIGLIO COMUNALE.

Nel mese scorso, alcune riviste come “Amici di M.Mario” e siti come “Carte in Regola”, hanno pubblicato un lungo articolo a firma Suraci e Riparbelli sul S.Maria della Pietà.
Abbiamo chiesto che sia pubblicata anche la posizione della Consulta Cittadina per la Centralità Urbana S.Maria della Pietà. Il nostro intento è informare di ciò che sta accadendo materialmente sul S.Maria della Pietà, informazioni praticamente assenti dall'articolo a cui intendiamo rispondere.

DESTINAZIONI E USO DEI REDDITI

Una Legge Nazionale, del 1994, riformulata nel 2000 (388/2000) stabilisce che gli edifici del S.Maria della Pietà devono essere “messi a reddito” per finanziare i servizi regionali pubblici di Salute Mentale in applicazione della Legge 180.
Quindi i padiglioni del S.Maria, per Legge, NON sono a disposizione gratuita della ASL e la loro destinazione NON è “sanitaria”.
Per oltre 20 anni, chi ha gestito il S.Maria ha ignorato una Legge dello Stato sottraendo risorse dovute ai pazienti ed alle loro famiglie che oggi, più che mai, vivono in una condizione disperata per i continui tagli ai servizi pubblici.

LA PROPRIETA' DEL S.MARIA DELLA PIETA'

Una Legge Regionale del 2008 (14/2008) stabilisce che i beni “reddituali” e quindi anche il S.Maria della Pietà, devono essere di proprietà della Regione e non delle ASL.
Non è la stessa cosa. La Regione è un Ente Pubblico vincolato alle scelte di un Consiglio eletto dai cittadini che può determinare usi differenti del suo patrimonio.
La ASL è un'Azienda che dovrebbe gestire solo servizi sanitari, amministrata secondo i principi di Diritto Privato.
Aver confuso le cose è causa dei fallimenti che hanno attraversato gli ultimi 25 anni di storia dell'Ex Manicomio.
Affidare ad un'Azienda Sanitaria beni e funzioni non sanitari è stato il motivo per cui si sono sprecate le risorse pubbliche destinate dal Giubileo 2000 alla realizzazione degli Ostelli della Gioventù, è fallito il progetto di Campus Universitario, non si è mai riusciti a completare lo spostamento della sede municipale, costringendo il Comune non solo a pagare l'affitto per le palazzine di via Battistini ma anche a versare in affitti, alla ASL, circa 6 milioni di euro.

PIANIFICAZIONE E PROGETTAZIONE

Il S.Maria della Pietà è una Centralità Urbana del Piano Regolatore . Dovrebbe essere il “Centro Storico” del Municipio 14.
La sua progettazione spetta al Comune di Roma, raccogliendo i bisogni e le proposte dei cittadini.
Per questo, il Consiglio Comunale ha approvato la Delibera di Iniziativa Popolare del Comitato “Si può Fare” (Del. 40/2015).
I contenuti della Delibera sono chiari: proprietà Regionale, uso prevalente socio-culturale, ripristino delle funzioni turistiche finanziate nel 2000, limite dell'uso sanitario al 40% degli edifici, rispetto delle Norme Nazionali sull'uso dei redditi.
Una Proposta di Legge di Iniziativa Popolare con gli stessi contenuti, presentata con 12.000 firme, non è mai stata discussa dal Consiglio della Regione Lazio.

IL CAMBIO DI ROTTA

La Giunta Comunale ha però ignorato la Delibera del Consiglio.
Nell'estate 2018, Comune, Municipio, Regione, Città Metropolitana e ASL, hanno firmato un Protocollo che accetta e ratifica un Piano della ASL RM1. Questo piano affida il 70% delle proprietà, l'80% dell'uso ed il 100% degli appalti alla ASL stessa. Quindi determina quel “Polo Sanitario” che fu progettato dalla Giunta Storace nel 2002 e su cui il Comune di Roma ha espresso, fino al 2018, una totale contrarietà.

LA PARTECIPAZIONE CHE NON C'E'

Il Protocollo chiude ogni processo di partecipazione reale dei cittadini.
Da circa un anno è attivo un Tavolo Tecnico istituzionale che discute “segretamente”. A dichiararlo è l'articolo 6 del Protocollo stesso: “Riservatezza - Tutti i dati, documenti o altri materiali che verranno scambiati tra le Parti in esecuzione del presente Protocollo dovranno essere considerati come “informazioni riservate”.
Mettendo insieme le destinazioni, le proprietà e le opere previste, si scopre che non esistono edifici su cui esprimere orientamenti e attivare la “partecipazione”.
All'uso sanitario andrebbero 25 edifici (67%) nella piena disponibilità della ASL RM1. A servizi amministrativi regionali 4 padiglioni, 5  per il Municipio, 2 per ostelli ed 1 per attività culturali.
Ma il condizionale è d'obbligo. Inspiegabilmente 4 dei 5 padiglioni destinati al Municipio e l'edificio destinato alla cultura (pad. 31) rimarrebbero formalmente di proprietà della ASL RM1 prefigurando nuovi conflitti di competenza.
A titolo dimostrativo, mentre il Comune di Roma sta solo avviando la costruzione di un Piano Urbano, la Regione pubblica un bando in cui si affida alla ASL la gestione del Padiglione 28 (uno dei più grandi), bando che scade il 3 marzo. E' evidente a chiunque che c'è la volontà di chiudere la partita sul S.Maria molto prima di aver attivato la partecipazione, in barba alle Norme del Piano Regolatore e ai regolamenti partecipativi.

LE CONSULTE E LE REGOLE

La Delibera 40 prevedeva una Consulta che avrebbe dovuto verificare e favorirne l'applicazione.
La Consulta è stata convocata dopo ben 4 anni e dopo che il Protocollo di Intesa è stato firmato senza alcun confronto pubblico e trasparente.
Oltre a questo, Comune e Municipio hanno sovvertito le regole, imponendo il diritto di voto su pareri, nomine e regolamento anche ai rappresentanti istituzionali.
Si tratta di una palese violazione del Regolamento Comunale che riguarda tutte le Consulte di Roma Capitale. In tutte, infatti, è prevista anche una rappresentanza istituzionale, ma in nessuna questa possiede il diritto di voto.
Ovvio il perché:  le Istituzioni non possono esprimere pareri consultivi sugli atti emanati da loro stesse. Né possono decidere il Presidente di una Consulta o il suo regolamento.
Ciò che si è scelto sulla sul S.Maria è quindi anche un pericoloso precedente che minaccia l'autonomia e la rappresentatività di tutte le Consulte del Comune di Roma.
La maggioranza della rappresentanza associativa nella Consulta prevista dalla Delibera 40, cioè i promotori delle Proposte di Iniziativa Popolare e il rappresentante della Consulta Cittadina per la Salute Mentale (4 componenti su 6) hanno chiesto al Comune il rispetto del Regolamento sulle Consulte come condizione per la propria partecipazione ai lavori.

LE RESPONSABILITA' DELLE DIVISIONI

Chi invece ha sostenuto l'azione delle Giunte Comunale e Municipale ha gravi responsabilità.
Per la prima volta in 25 anni, si è voluto dividere il fronte delle Associazioni. Pur tra mille differenze e ricchezze, il mondo associativo ha sempre chiesto l'uso prevalente socio-culturale e si è opposto al “Polo Sanitario” promosso fin dal 2002 dall'allora Giunta Regionale a guida Storace.
Da sempre c'è stata la richiesta di rispettare la Norma Nazionale sui redditi alla Salute Mentale e ci si è opposti a qualsiasi scelta fosse fatta in modo non trasparente e senza un preventivo processo di informazione e partecipazione.

UN PROGETTO URBANO CONDIVISO, UNITARIO E PARTECIPATO

L'Azione della Consulta Cittadina per la Centralità Urbana S.Maria della Pietà è stata semplicemente quella di chiedere il rispetto delle Regole e di applicare la Delibera approvata dal Consiglio Comunale. Cioè per fare quello che è stato impedito alla Consulta “ufficiale”.

Il nostro obiettivo è realizzare un Progetto Urbano che rispetti le Leggi, la Delibera 40 e raccolga l'impegno e le proposte fatte in 25 anni dal movimento per l'uso Pubblico, Sociale e Culturale del S.Maria della Pietà.

Il 22 novembre abbiamo presentato in un'Assemblea Pubblica le Linee Guida del Progetto Urbano “a norma”. Continueremo, nei prossimi mesi a costruire un Progetto serio e credibile in modo trasparente, pubblico e aperto, sfidando le Istituzioni ad entrare nel merito delle cose lasciando da parte la propaganda.

Per fare del S.Maria della Pietà un vero “Centro Storico” con la sede Municipale, il teatro, il cinema, la biblioteca, la ludoteca, spazi per bambini, giovani e anziani, ostelli della gioventù, sedi museali, una parte ragionevole di servizi sanitari pubblici. Indicando come e dove questo è praticabile, rispettando l'obiettivo di produrre redditi per i pazienti psichiatrici, destinatari per Legge ma ignorati e defraudati dai progetti in atto.
Per la prima volta, nella storia lunga del S.Maria della Pietà, un Progetto totalmente Pubblico che rispetti le regole. Il semplice che è difficile a farsi.


CONSULTA CITTADINA PER LA CENTRALITA' URBANA S.MARIA DELLA PIETA'
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Eugenio Ricci (Presidente Consulta Salute Mentale Roma Capitale)
Vanni Pecchioli (membro effettivo Consulta Cittadina Salute Mentale)
Daniela Pezzi (Presidente Consulta Salute Mentale Regione Lazio)
Massimiliano Taggi (Componente di Diritto della Consulta DAC 40 per il Comitato “Si può Fare”)
Carla Minieri (Componente di Diritto della Consulta DAC 40 per il Comitato “Si può Fare”)
Silvia Ascani ((Componente di Diritto della Consulta DAC 40 per il Comitato DIP 2003)
Vittorio Sartogo e Marcello Paolozza (Ass. CALMA – Mobilità Sostenibile Lazio)
Giuseppe Libutti (Ass. Attuare la Costituzione)
Renato Rizzo (Unione Inquilini Roma)
Chiara Cavallaro e Emiliano Todero (Ass. Ex Lavanderia)
Elisa Sermanini e Giuseppe di Marzo (Rete dei Numeri Pari/Libera contro le mafie)
Claudio Graziano (ARCI di Roma)
Rosa Barletta (Ass. Simbolo)
Marina Giorgetti e Gianni Troiani (USB Municipio XIV)

COMUNICATO STAMPA 20 GIUGNO 2019


 

Il primo appuntamento pubblico, aperto a tutti, per iniziare il percorso verso un Piano Urbano Partecipato sulla Centralità di Santa Maria della Pietà è previsto per mercoledì 17 luglio.


Questo ha deciso la Consulta Cittadina che si è Costituita ieri pomeriggio.

Di fronte alle mancanze del Comune di Roma, numerose associazioni si sono convocate ed hanno finalmente attivato questo strumento di partecipazione atteso da 4 anni.

Circa 12, al momento, ma l'impegno preso è quello di allargare il più possibile la Consulta.
Si va dall'ARCI all'Associazione Libera, alcune realtà locali, la Rete dei Numeri pari e le consulte Regionale e Cittadina per la Salute Mentale oltre naturalmente alle Associazioni e ai Comitati che si occupano da anni del S.Maria della Pietà.

La Consulta servirà a promuovere la Delibera 40, approvata dal Consiglio Comunale nel 2015 che raccoglieva le proposte dei comitati per un uso pubblico Sociale e Culturale del Complesso.

Il paradosso emerso dalla discussione è che quella Delibera è stata completamente disattesa dalla Giunta Comunale che ha firmato un Protocollo di Intesa con la Regione per cedere quasi tutti gli edifici alla proprietà e all'uso sanitario della ASL RM1.

Un'ipotesi insensata in un territorio già pieno di strutture sanitarie dove manca tutto il resto, ma soprattutto una decisione presa senza trasparenza e fuori da ogni regola.
Un'ipotesi criticata dalle realtà della Salute Mentale, dagli Urbanisti, persino dalla Caritas.

La Consulta chiede al Comune il ritiro della firma dal Protocollo per ritornare alle indicazioni della Delibera 40.
Ma anche il rispetto delle Leggi, prima fra tutte, come ha sottolineato la Presidente della Consulta Regionale sulla Salute Mentale, la Legge 388/2000 art.98 comma 3 che impone l'uso reddituale e non sanitario dei beni degli Ex O.P. E la destinazione di quei redditi ai servizi pubblici di Salute Mentale Territoriali ed Ospedalieri.

La Consulta ha lanciato la realizzazione di un Piano Urbano aperto alla partecipazione reale dei cittadini e delle associazioni. Proprietà Pubblica, servizi a disposizione dei cittadini per finanziare l'applicazione della Legge 180, culturali, turistici, ambientali, amministrativi, della formazione, nel rispetto delle regole e del corretto utilizzo del patrimonio e delle risorse pubbliche.

Il semplice che è difficile a farsi.

Un fiume di parole per nascondere l'illegalità e ingannare i cittadini
S.MARIA DELLA PIETA', LA GRANDE MENZOGNA
Il Comune di Roma lancia l'offensiva finale: una partecipazione truccata per promuovere l'uso illegittimo e privatistico dell'Ex Manicomio di Roma.

“Ambiente, Benessere, Turismo, Agricoltura, Servizi al cittadino sono le vocazioni dell'area e i temi sui quali ruota la visione della Centralità Urbana che, a meta à giugno, verrà presentata ai cittadini durante un'assemblea pubblica propedeutica al processo partecipativo che coinvolgerà il territorio (...)” 

Con queste parole, il Comune di Roma propaganda il Protocollo di Intesa con Regione, Municipio, ASL RM1 e Città Metropolitana che rischia di segnare per sempre la fine di ogni ipotesi di uso sano, pubblico e socioculturale del S.Maria della Pietà. 

Un cumulo di bugie e di “aria fritta” a cui solo i disinformati o i complici possono credere. 

Se l'operazione di Comune e Regione andasse in porto, l'esito sarà un polo sanitario senza senso e progetto in un territorio dove non serve e la fine di ogni speranza e progetto di uso socio-culturale chiesto da migliaia di cittadini per anni. 

Un progetto intrapreso dalla Giunta Storace nel 2002, assunto negli anni dalle giunte di Centrosinistra e, sorprendentemente fatto proprio dalla Sindaca Raggi e dalla sua amministrazione. 

Il Progetto di riuso del S.Maria della Pietà predisposto dal perverso connubio di Regione e Comune agli ordini della ASL Rm1, non ha niente a che spartire con l'uso pubblico e legale del S.Maria della Pietà. 

I due atti che ne determinano il destino sono una Delibera di Giunta Regionale (787) ed il citato Protocollo di Intesa. Atti che regalano il complesso all'uso sanitario ed alla proprietà della ASL RM1, senza logica né titolo. 

Una scelta che viola le leggi nazionali che fanno degli Ex Ospedali Psichiatrici beni “reddituali” e “non sanitari” destinati a finanziare i servizi pubblici sulla Salute Mentale. 
Le scelte di Comune e Regione sono quindi un vero e proprio ladrocinio ai danni delle persone con disagio psichico e dei loro familiari. Un altro colpo inferto all'applicazione della Legge 180.

Dietro questa “regalia” la copertura, fuori dalle regole, dei buchi di bilancio di una ASL RM1 incapace e dissipatrice. Un progetto che vede tra i principali ispiratori originari proprio quei dirigenti tecnici ASL indagati o arrestati per appalti truccati, tangenti e millantato credito. Un premio per quella stessa ASL che ha smantellato illegalmente gli Ostelli della Gioventù, riportato illeggittimamente pazienti psichiatrici nell'Ex Manicomio, fatto fallire il progetto di Campus Universitario, percepito indebitamente affitti dal Comune per milioni di euro. 

Il Comune di Roma ha colpevolmente disatteso e cancellato di fatto una Delibera dell'Assemblea Capitolina, approvata nel 2015, frutto di una Proposta di Iniziativa Popolare, convertendosi agli interessi “privatistici” da sempre perseguiti dalla ASL RM1. 

Non si contano le norme violate da questo progetto infausto ed insano, di cui, il nostro Comitato ha tentato di dare conto, nell'indifferenza quasi totale dei mezzi di informazione.

Illegalità su cui si aspetta da oltre due anni il pronunciamento del TAR. 

Nelle ultime settimane, il Comune di Roma ha boicottato e reso inservibile la Consulta Cittadina sul S.Maria della Pietà per togliere ruolo e voce alle Associazioni della Salute Mentale, ai Promotori delle Delibere di Iniziativa Popolare e a tutte le realtà che non si piegano ai torbidi interessi che orientano le scelte in atto. 

Il Comitato “Si può fare” fa appello alla parte sana della città, alle realtà che difendono l'uso legittimo e sano dei Beni Pubblici, i diritti delle fasce sociali più deboli, la fine del modello di gestione affaristico e corrotto. 
Costruire, da subito, un esperimento di partecipazione vera e democratica che sveli le illegalità, e promuova l'uso pubblico e corretto delle risorse del S.Maria della Pietà 

Per togliere, ancora, dalle grinfie della malagestione, un luogo prezioso per tutta la città e non solo. 
Per restituire ai cittadini uno dei beni di maggior valore, ambientale, architettonico, storico. 
Per continuare una battaglia di civiltà e giustizia che dura da 25 anni.

Per il Comitato "Si può fare"
Massimiliano Taggi
3921454131

Comitato cittadino

per l'uso pubblico, culturale e legale del S. M. della Pietà.

https://santamariadellapieta.org/

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