Ancora migliaia di cittadini a sostenere le ragioni di un uso pubblico sociale e culturale dell'ex manicomio di Roma.
La Asl Rm E troverà il modo di sanare ed estirpare anche questa radicata patologia?

Ormai anche a livello nazionale, in ambiente medico destano profonda inquietudine gli ultimi sviluppi della quasi trentennale Sindrome Santa Maria.
Un breve accenno storico prima di descrivere l'attuale stadio della malattia.

Nel 1978, dopo una costante pressione politica, la Legge Basaglia (180/78) stabilisce la chiusura dei manicomi. A Montemario, nel manicomio provinciale di Roma (il più grande d'Europa), gli ultimi pazienti psichiatrici lasciano però il manicomio a metà degli anni '90.

Se già negli anni successivi, con il progetto “Città ideale” (1997) e l'atto di disobbedienza civile del 2004 (l'occupazione da parte di associazioni e cittadini del territorio del padiglione 31 per salvaguardarne l'uso pubblico), appare evidente che si è in presenza di un possibile ceppo di malattia cronica e non di una casuale epidemia passeggera, la Sindrome Santa Maria deve ancora esprimere tutto il suo radicamento.

Arrivano infatti, dopo qualche anno di relativo contenimento degli effetti più deleteri per lo splendido stato di abbandono in cui le istituzioni tenacemente sono riuscite a mantenere decine di padiglioni dell'ex manicomio, due preoccupanti picchi di consenso della Sindrome.

A 10 anni dalla presentazione della delibera popolare per l'uso pubblico sociale e culturale del S.Maria (2003) sapientemente disinnescata dal Comune di Roma con la nota pratica istituzionale dell'incassettamento (per approfondimenti storici consultare il terzo piano dell'Archivio dell'aula Giulio Cesare, quello intitolato “Metti qua la partecipazione e chiudi il cassetto”), migliaia di cittadini di Montemario e della città di Roma, purtroppo focolai sono stati accertati anche in altre località della Regione Lazio, hanno sottoscritto i pericolosi eccessi della Sindrome.

Vi forniamo un breve elenco in modo che capiate perchè è importante tenersi alla larga.

Pedonalizzazione del parco, qui però prontamente la Asl Rm E, che prima l'aveva concessa, l'ha ritirata. Come è mai possibile immaginare che in un'area verde di 27 ettari persone che passeggiano, corrono, bambini che giocano, possano farlo senza che passino anche le automobili!? Assurdo.

Ripristino degli Ostelli della gioventù, se ancora servisse, questa è una chiarissima dimostrazione della pericolosità della Sindrome! Roma è l'unica capitale europea a non averne e, addirittura!, proprio al Santa Maria, furono realizzati per il Giubileo del 2000 con 25 miliardi di lire di risorse pubbliche. Anche qua dobbiamo ringraziare la Asl Rm E e lo strabismo delle istituzioni (Regione e Comune), che li hanno smantellati superando l'assurdo vincolo di 10 anni sulla destinazione che avrebbe consentito di recuperare le risorse investite.

Realizzazione di un Polo culturale, proprio dove la Asl Rm E si adopera (neanche fosse la Biennale di Venezia, d'altronde è il suo ruolo no?) per allietare le esigenze sociali e culturali di chi proprio non ha bisogno dei servizi sanitari.

Risparmio per il Comune di Roma di 600 mila euro l'anno per l'affitto dei padiglioni utilizzati dal Municipio Roma14. Sarebbe stato davvero drammatico se pochi giorni fa il Municipio Roma14 avesse fatto passare la mozione che chiedeva di allineare questi esborsi (15 mila euro al mese moltiplicati per 3 padiglioni) ai 1.250 euro mensili fissati dalla Regione Lazio (reale proprietario dell'ex manicomio di Roma) come importo a base d'asta nel bando per l'utilizzo commerciale di due padiglioni.

Ora è in mano alla Regione Lazio, dove a causa di oltre 12.000 infettati nel maggio  2014 è stato depositato l'elenco prodotto dalla follia partecipativa della Sindrome Santa Maria, la possibilità di tornare ad incassettare... queste malsane proposte.

Purtroppo infatti proprio nel luglio 2015 il Comune di Roma si è arreso alla Sindrome capitolando in Aula Giulio Cesare.

Osservatorio “Si può fare” dell'ex manicomio “Santa Maria della Pietà” sulle patologie incurabili