Vertenza S. M. della Pietà

Campagna "Si Può Fare"

Per il riuso
pubblico, sociale
e culturale
dell'ex manicomio di Roma

Consulta Cittadina

brecht

Il peggiore analfabeta
è l’analfabeta politico.
Egli non sente, non parla,
nè s’importa degli avvenimenti politici.
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8 febbraio 2020

UN PIANO URBANO PARTECIPATO PER IL SANTA MARIA DELLA PIETA' , A NORMA DI LEGGE E NEL RISPETTO DELLA DELIBERA APPROVATA DAL COSNSIGLIO COMUNALE.

Nel mese scorso, alcune riviste come “Amici di M.Mario” e siti come “Carte in Regola”, hanno pubblicato un lungo articolo a firma Suraci e Riparbelli sul S.Maria della Pietà.
Abbiamo chiesto che sia pubblicata anche la posizione della Consulta Cittadina per la Centralità Urbana S.Maria della Pietà. Il nostro intento è informare di ciò che sta accadendo materialmente sul S.Maria della Pietà, informazioni praticamente assenti dall'articolo a cui intendiamo rispondere.

DESTINAZIONI E USO DEI REDDITI

Una Legge Nazionale, del 1994, riformulata nel 2000 (388/2000) stabilisce che gli edifici del S.Maria della Pietà devono essere “messi a reddito” per finanziare i servizi regionali pubblici di Salute Mentale in applicazione della Legge 180.
Quindi i padiglioni del S.Maria, per Legge, NON sono a disposizione gratuita della ASL e la loro destinazione NON è “sanitaria”.
Per oltre 20 anni, chi ha gestito il S.Maria ha ignorato una Legge dello Stato sottraendo risorse dovute ai pazienti ed alle loro famiglie che oggi, più che mai, vivono in una condizione disperata per i continui tagli ai servizi pubblici.

LA PROPRIETA' DEL S.MARIA DELLA PIETA'

Una Legge Regionale del 2008 (14/2008) stabilisce che i beni “reddituali” e quindi anche il S.Maria della Pietà, devono essere di proprietà della Regione e non delle ASL.
Non è la stessa cosa. La Regione è un Ente Pubblico vincolato alle scelte di un Consiglio eletto dai cittadini che può determinare usi differenti del suo patrimonio.
La ASL è un'Azienda che dovrebbe gestire solo servizi sanitari, amministrata secondo i principi di Diritto Privato.
Aver confuso le cose è causa dei fallimenti che hanno attraversato gli ultimi 25 anni di storia dell'Ex Manicomio.
Affidare ad un'Azienda Sanitaria beni e funzioni non sanitari è stato il motivo per cui si sono sprecate le risorse pubbliche destinate dal Giubileo 2000 alla realizzazione degli Ostelli della Gioventù, è fallito il progetto di Campus Universitario, non si è mai riusciti a completare lo spostamento della sede municipale, costringendo il Comune non solo a pagare l'affitto per le palazzine di via Battistini ma anche a versare in affitti, alla ASL, circa 6 milioni di euro.

PIANIFICAZIONE E PROGETTAZIONE

Il S.Maria della Pietà è una Centralità Urbana del Piano Regolatore . Dovrebbe essere il “Centro Storico” del Municipio 14.
La sua progettazione spetta al Comune di Roma, raccogliendo i bisogni e le proposte dei cittadini.
Per questo, il Consiglio Comunale ha approvato la Delibera di Iniziativa Popolare del Comitato “Si può Fare” (Del. 40/2015).
I contenuti della Delibera sono chiari: proprietà Regionale, uso prevalente socio-culturale, ripristino delle funzioni turistiche finanziate nel 2000, limite dell'uso sanitario al 40% degli edifici, rispetto delle Norme Nazionali sull'uso dei redditi.
Una Proposta di Legge di Iniziativa Popolare con gli stessi contenuti, presentata con 12.000 firme, non è mai stata discussa dal Consiglio della Regione Lazio.

IL CAMBIO DI ROTTA

La Giunta Comunale ha però ignorato la Delibera del Consiglio.
Nell'estate 2018, Comune, Municipio, Regione, Città Metropolitana e ASL, hanno firmato un Protocollo che accetta e ratifica un Piano della ASL RM1. Questo piano affida il 70% delle proprietà, l'80% dell'uso ed il 100% degli appalti alla ASL stessa. Quindi determina quel “Polo Sanitario” che fu progettato dalla Giunta Storace nel 2002 e su cui il Comune di Roma ha espresso, fino al 2018, una totale contrarietà.

LA PARTECIPAZIONE CHE NON C'E'

Il Protocollo chiude ogni processo di partecipazione reale dei cittadini.
Da circa un anno è attivo un Tavolo Tecnico istituzionale che discute “segretamente”. A dichiararlo è l'articolo 6 del Protocollo stesso: “Riservatezza - Tutti i dati, documenti o altri materiali che verranno scambiati tra le Parti in esecuzione del presente Protocollo dovranno essere considerati come “informazioni riservate”.
Mettendo insieme le destinazioni, le proprietà e le opere previste, si scopre che non esistono edifici su cui esprimere orientamenti e attivare la “partecipazione”.
All'uso sanitario andrebbero 25 edifici (67%) nella piena disponibilità della ASL RM1. A servizi amministrativi regionali 4 padiglioni, 5  per il Municipio, 2 per ostelli ed 1 per attività culturali.
Ma il condizionale è d'obbligo. Inspiegabilmente 4 dei 5 padiglioni destinati al Municipio e l'edificio destinato alla cultura (pad. 31) rimarrebbero formalmente di proprietà della ASL RM1 prefigurando nuovi conflitti di competenza.
A titolo dimostrativo, mentre il Comune di Roma sta solo avviando la costruzione di un Piano Urbano, la Regione pubblica un bando in cui si affida alla ASL la gestione del Padiglione 28 (uno dei più grandi), bando che scade il 3 marzo. E' evidente a chiunque che c'è la volontà di chiudere la partita sul S.Maria molto prima di aver attivato la partecipazione, in barba alle Norme del Piano Regolatore e ai regolamenti partecipativi.

LE CONSULTE E LE REGOLE

La Delibera 40 prevedeva una Consulta che avrebbe dovuto verificare e favorirne l'applicazione.
La Consulta è stata convocata dopo ben 4 anni e dopo che il Protocollo di Intesa è stato firmato senza alcun confronto pubblico e trasparente.
Oltre a questo, Comune e Municipio hanno sovvertito le regole, imponendo il diritto di voto su pareri, nomine e regolamento anche ai rappresentanti istituzionali.
Si tratta di una palese violazione del Regolamento Comunale che riguarda tutte le Consulte di Roma Capitale. In tutte, infatti, è prevista anche una rappresentanza istituzionale, ma in nessuna questa possiede il diritto di voto.
Ovvio il perché:  le Istituzioni non possono esprimere pareri consultivi sugli atti emanati da loro stesse. Né possono decidere il Presidente di una Consulta o il suo regolamento.
Ciò che si è scelto sulla sul S.Maria è quindi anche un pericoloso precedente che minaccia l'autonomia e la rappresentatività di tutte le Consulte del Comune di Roma.
La maggioranza della rappresentanza associativa nella Consulta prevista dalla Delibera 40, cioè i promotori delle Proposte di Iniziativa Popolare e il rappresentante della Consulta Cittadina per la Salute Mentale (4 componenti su 6) hanno chiesto al Comune il rispetto del Regolamento sulle Consulte come condizione per la propria partecipazione ai lavori.

LE RESPONSABILITA' DELLE DIVISIONI

Chi invece ha sostenuto l'azione delle Giunte Comunale e Municipale ha gravi responsabilità.
Per la prima volta in 25 anni, si è voluto dividere il fronte delle Associazioni. Pur tra mille differenze e ricchezze, il mondo associativo ha sempre chiesto l'uso prevalente socio-culturale e si è opposto al “Polo Sanitario” promosso fin dal 2002 dall'allora Giunta Regionale a guida Storace.
Da sempre c'è stata la richiesta di rispettare la Norma Nazionale sui redditi alla Salute Mentale e ci si è opposti a qualsiasi scelta fosse fatta in modo non trasparente e senza un preventivo processo di informazione e partecipazione.

UN PROGETTO URBANO CONDIVISO, UNITARIO E PARTECIPATO

L'Azione della Consulta Cittadina per la Centralità Urbana S.Maria della Pietà è stata semplicemente quella di chiedere il rispetto delle Regole e di applicare la Delibera approvata dal Consiglio Comunale. Cioè per fare quello che è stato impedito alla Consulta “ufficiale”.

Il nostro obiettivo è realizzare un Progetto Urbano che rispetti le Leggi, la Delibera 40 e raccolga l'impegno e le proposte fatte in 25 anni dal movimento per l'uso Pubblico, Sociale e Culturale del S.Maria della Pietà.

Il 22 novembre abbiamo presentato in un'Assemblea Pubblica le Linee Guida del Progetto Urbano “a norma”. Continueremo, nei prossimi mesi a costruire un Progetto serio e credibile in modo trasparente, pubblico e aperto, sfidando le Istituzioni ad entrare nel merito delle cose lasciando da parte la propaganda.

Per fare del S.Maria della Pietà un vero “Centro Storico” con la sede Municipale, il teatro, il cinema, la biblioteca, la ludoteca, spazi per bambini, giovani e anziani, ostelli della gioventù, sedi museali, una parte ragionevole di servizi sanitari pubblici. Indicando come e dove questo è praticabile, rispettando l'obiettivo di produrre redditi per i pazienti psichiatrici, destinatari per Legge ma ignorati e defraudati dai progetti in atto.
Per la prima volta, nella storia lunga del S.Maria della Pietà, un Progetto totalmente Pubblico che rispetti le regole. Il semplice che è difficile a farsi.


CONSULTA CITTADINA PER LA CENTRALITA' URBANA S.MARIA DELLA PIETA'
(This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.)

Eugenio Ricci (Presidente Consulta Salute Mentale Roma Capitale)
Vanni Pecchioli (membro effettivo Consulta Cittadina Salute Mentale)
Daniela Pezzi (Presidente Consulta Salute Mentale Regione Lazio)
Massimiliano Taggi (Componente di Diritto della Consulta DAC 40 per il Comitato “Si può Fare”)
Carla Minieri (Componente di Diritto della Consulta DAC 40 per il Comitato “Si può Fare”)
Silvia Ascani ((Componente di Diritto della Consulta DAC 40 per il Comitato DIP 2003)
Vittorio Sartogo e Marcello Paolozza (Ass. CALMA – Mobilità Sostenibile Lazio)
Giuseppe Libutti (Ass. Attuare la Costituzione)
Renato Rizzo (Unione Inquilini Roma)
Chiara Cavallaro e Emiliano Todero (Ass. Ex Lavanderia)
Elisa Sermanini e Giuseppe di Marzo (Rete dei Numeri Pari/Libera contro le mafie)
Claudio Graziano (ARCI di Roma)
Rosa Barletta (Ass. Simbolo)
Marina Giorgetti e Gianni Troiani (USB Municipio XIV)

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