Vertenza S. M. della Pietà

14 anni

Se la "politica"
ci stacca la corrente
noi fcciamo più iniziative!

Senza corrente, libera e pubblica cultura:
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Appello alla cittadinanza

Roma, 6 Marzo 2018

Con questo comunicato cerchiamo di riassumere quello che sta succedendo oggi...
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gianni

"intendo per "passione" la capacità di resistenza e di rivolta; l'intransigenza nel rifiuto del fariseismo, comunque mascherato; la volontà di azione e di dedizione; il coraggio di "sognare in grande”; Read more ...

Comunicati

Qui sotto trovate tutti i comunicati stama dell'associazione dal 2008 ad oggi.

Quello che ne rimane lascia un impressione dalle caratteristiche discordanti.

La cittadinanza ha risposto positivamente all'appello di partecipazione,
la cittadinanza ha dimostrato di essere ancora interessata al destino dell'ex manicomio di Roma,
la cittadinanza ha fatto capire che vuole:
- un riutilizzo in senso culturale e sociale del complesso (preoccupata da un Protocollo di Intesa da poco firmato anche dal Municipio che risanitarizza il complesso assegnando 23 padiglioni alla Asl Rme),
- che il parco rimanga pubblico (preoccupata dalla scadenza della concessione comunale avvenuta nel 2008),
- che almeno l'Università riesca a trasferirsi negli 8 padiglioni a lei destinati (preoccupata dal fatto che se la Asl non lascerà entro due mesi i 5 padiglioni occupati dai suoi servizi, l'accordo sfumerà).

La cittadinanza vuole che le proprie esigenze vengano ascoltate da politici che non possono più continuare ad essere sordi alle richieste degli elettori.
La pratica del consiglio municipale aperto permette a tutti i consiglieri municipali di ascoltare bene le esigenze che da anni vengono urlate alle istituzioni, ormai si può parlare di politici che di fronte a ciò che il cittadino vuole non sanno far altro che cercare in ogni modo di giustificare e far passare come  accettabili e condivise delle scelte ormai fatte.

Il Presidente Milioni ci trova pienamente d'accordo con lui quando dice che il Protocollo d'Intesa va totalmente messo in discussione perché è folle tutelare gli interessi della Asl che vuole aprire nuove strutture sanitarie di fronte ad un ridimensionamento di strutture ospedaliere (es: chiusura del reparto di cardiolgia al S. Filippo Neri) in un territorio dove peraltro non ne mancano. Siamo d'accordo con lui quando ritiene che il padiglione principale dell'ex manicomio (il 26) debba essere assegnato al Municipio per dare servizi al cittadino e non (ci dispiace ripeterci, ma ormai si è presa quasi tutto) alla solita Asl.

Quello che ci preoccupa è il fatto che colui che rivendica di ascoltare la cittadinanza, di fronte alle richieste della creazione di un polo culturale e sociale cittadino, si oppone assieme a tutta la sua maggioranza ad una mozione che richiedeva almeno l'assegnazione del padiglione 31 all'Associazione Ex Lavanderia. Riconoscimento minimo verso quei cittadini che da anni dedicano, come volontari, il loro tempo libero per garantire al quartiere la fruizione di un luogo dove è possibile partecipare o organizzare qualsiasi tipo di evento senza pagare alcun biglietto

Ci sembra che il cercare di orientare tutte le aspettative delle associazioni, interessate al riuso culturale del Santa Maria della Pietà, unicamente sul riutilizzo del padiglione 31 abbia come fine solamente il togliere voce in capitolo a quelle persone che da anni rappresentano l'occhio vigile dei cittadini su ciò che di illegale accade diffusamente all'interno dell'ex manicomio.

Siamo convinti che ascoltare la cittadinanza sulle vertenze territoriali non significhi cercare di imperare-governare dividendo.

ASCOLTARE
Per decenni i cittadini hanno voluto parlare di come sarebbe potuto diventare bello un luogo che ha rappresentato disagio e reclusione.
Questi cittadini ancora ne parlano.

PARTECIPARE
Per decenni i cittadini hanno partecipato alla vita dell'ex manicomio cercando di modificarne il futuro in positivo.
Questi cittadini si sono trovati obbligati ad occupare uno spazio ed andare contro la legge per tutelare il corretto utilizzo di una struttura destinata a tale scopo, quindi per preservarne l’uso legale.

DECIDERE
Oggi quei cittadini sentono dirsi da chi rivendica ascolto e partecipazione che è una giusta soluzione eliminare l'unica realtà che ad oggi ha tutelato senza scopo di lucro uno dei diversi padiglioni che tutti avremmo voluto fossero destinati alla cultura.
Questi cittadini al Consiglio Municipale aperto hanno toccato con mano, visto con gli occhi e ascoltato con le orecchie che la parola “decidere” non è accompagnata dalla parola “assieme”.

Ora i cittadini sanno di trovarsi, come sempre, nella condizione in cui chi decide non ascolta la voce di chi realmente partecipa.
Oggi sanno che avere impedito alla Asl di trasformare in ufficio un padiglione ristrutturato a scopi culturali ed aver portato all'interno del Santa Maria l'unico spazio realmente dedicato a cultura e socialità, avrà come unico risultato un ben servito.

Ascoltando gli interventi del Consiglio sembrava di udire una voce che ostinatamente ripeteva:
”Grazie per aver fatto ciò che avremmo dovuto fare noi, ora però tornate nelle vostre case senza partecipare troppo, voi avete salvato il Padiglione 31 ma adesso è il nostro turno”.

Ed alla fine le domande restano:
Perché chi tutela il corretto utilizzo dello spazio non viene ritenuto capace di portare avanti ciò che già fa?
Perché chi rivendica di ascoltare cittadini e associazioni invece di concedere spazi vuole cancellare una realtà di libera partecipazione alla vita di quartiere?
Ed infine: quale sarà il futuro a cui andrà incontro l'ex manicomio quando tra gli attori in campo sarà esclusa la partecipazione del quartiere e rimarrà solamente chi fino ad oggi ha distrutto il sogno di una città ideale?

cavalloal31Si è concluso domenica il festival visionario "Linea35". Attraverso il teatro, le arti visive, la musica, per 8 giorni il parco del Santa Maria della Pietà ha ripreso vita riportando in luce frammenti di storie e di memorie del manicomio, del suo orrore e della grande battaglia per la sua liberazione.
Oltre 2000 persone hanno percorso gli itinerari teatrali in un clima di riflessione e ricordo ma anche di festa e di pensieri al futuro.
35 compagnie teatrali e numerosi musicisti hanno offerto gratuitamente la propria arte ed insieme ai tecnici ed a tutti i volontari hanno permesso la realizzazione di un grande evento culturale con risorse minime.
Il festival aperto da una video intervista di Camilleri si è concluso nel migliore dei modi, con l'arrivo di Marcocavallo, la macchina teatrale realizzata nell'exManicomio di Trieste nel 73, simbolo dell'abbattimento dei muri manicomiali.

Solo la ASLRME, sempre fedele a se stessa, non ha capito nulla di cosa stesse accadendo. Nel suo stile di sempre, burocratico e ipocritamente "legalista", ha inviato una lettera di divieto dell'uso del Parco. Ancora nell'atteggiamento pavido che la caratterizza, l'ha fatto alla chiusura del festival non avendo risposto alla richiesta fatta giorni prima del suo inizio.

Un diniego ridicolo, quindi, inutile e rozzamente indicativo della mancanza di sensibilità e di intelligenza che caratterizza, da sempre, la gestione ASL del S.Maria della Pietà. Qualsiasi siano le giunte e gli orientamenti politici di riferimento.

Si ripete l'atteggiamento avuto nel 2008 in occasione dell'iniziativa sul trentennale della Legge Basaglia interna al Programma dell'Estate Romana. In quell'occasione la ASL non potendo negare al Comune di Roma l'uso del Parco tentò di boicottare l'iniziativa dando l'autorizzazione il giorno stesso dell'apertura.

Insomma alla ASL RME dà fastidio che si ricordi Basaglia, che si parli di Legge 180 e di salute mentale. Forse perché quella storia è d'impiccio alle operazioni di cui l'istituzione sanitaria si fa promotrice come la reimmissione di residenze psichiatriche nell'Ex Manicomio e la ricostruzione del concentrato di malattia e disagio in un luogo dove i cittadini hanno chiesto cultura e socialità.

Così come quella politica che, da destra a sinistra, nessuno escluso, ha combattuto i sogni e i progetti sani sul riutilizzo dell'Ex Manicomio di migliaia di cittadini.

Lo straordinario successo del Festival Linea35  ha riproposto invece un'ipotesi diversa di gestione del bene pubblico, ripristinando gli spazi e dimostrandone le grandi potenzialità.

La nostra battaglia continua.

marco cavallo

MARCO CAVALLO AL SANTA MARIA DELLA PIETA’

Linea 35, Il Festival visionario al S.Maria della Pietà,si concluderà nella serata di domenica. Il successo di pubblico e l’interesse suscitato nella città cresce ogni giorno.
E domenica mattina arriverà Marco Cavallo. Per la prima volta la macchina teatrale realizzata nel Manicomio di Trieste nel 1973 entrerà nell’Ex Manicomio di Roma.
Il simbolo forse più significativo della rivoluzione culturale che permise di ottenere la legge più avanzata del mondo in tema di salute mentale.
L’enorme cavallo di cartapesta invase la città di Trieste rompendo metaforicamente e materialmente i muri che insieme ai matti contenevano le speranze di liberazione di un’intera società.
Oggi i manicomi non ci sono più ma restano e si ripropongono le forme di oppressione e separazione che quei manicomi rappresentavano.
Portando Marco Cavallo in giro per le strade di M.Mario e poi, ad accompagnarci nella conclusione del Festival visionario, intendiamo rievocare e rinnovare quelle istanze che ci parlano ancora come allora di “rapporti liberi tra persone”.
Marco Cavallo, così come i tanti spettacoli teatrali che hanno invaso il S.Maria della Pietà in questi giorni, ci aiuterà a ricordare e rielaborare la storia del Manicomio e della sua liberazione, il senso profondo che rinnovare questa memoria può avere nelle coscienze della nostra città.
Ed anche il senso della nostra lotta per un uso sano di un luogo prezioso come il S.Maria della Pietà.
Illudendoci, forse, che Marco Cavallo possa risvegliare anche in chi gestisce la cosa pubblica un refolo di umanità e di pensiero.
Perché il S.Maria della Pietà poteva essere il centro culturale, creativo, artistico e sociale di una comunità territoriale; poteva e non lo è perché la politica istituzionale senza eccezione alcuna ha voluto ridurre il valore di questi luoghi ad aridi calcoli e scambi di potere.
Producendo, addirittura oltre la stessa consapevolezza, un mostro, quel concentrato di disagio e di malattia che ferisce i simboli e con essi la memoria, il senso delle cose, il valore comunitario dei luoghi, l’anima stessa della città.
Ma la resistenza dell’esperienza dell’Associazione Ex Lavanderia e la grande forza evocativa del Festival Linea 35, stanno a dire che le idee, i desideri, i bisogni ancora hanno la forza di riemergere, in ogni atto umano puro e disinteressato. Domenica nella pancia azzurra di Marco Cavallo.


MARCO CAVALLO - 1973
Marco Cavallo è una macchina teatrale. I matti non lo hanno costruito materialmente, non lo hanno mai toccato. Mentre cresceva la sua struttura in legno, mentre prendeva forma la cartapesta, mentre si plasmava la testa, i matti hanno costruito, senza mai toccare il cavallo, ripeto, qualcosa di più duraturo, di più indefinito. Il colore azzurro. La pancia piena di desideri, dall'orologio di Tinta al porto con le navi della giovinezza di Ondina, dalle tante Marie all'immancabile "fiasco de vin", dalla casa alle scarpe, al volo, al viaggio, alla corsa, all'amico, alla libertà. (...)
Marco Cavallo in testa, in prima fila. Era una limpida domenica di marzo, pulita dalla bora quando Marco Cavallo tentò di uscire dal laboratorio.
Era troppo grande, appesantito dal carico di bisogni, desideri che si portava dentro. Le porte erano strette, provò la porta del giardino, poi la veranda, pensando di saltare la ringhiera. Cercò di piegarsi, di mettersi di taglio, si abbassò, pancia a terra, si ferì. Niente. Restava chiuso dentro. Tutti erano lì a guardarlo: era quello il suo momento. Cominciò a correre nervoso per il lungo corridoio del vecchio reparto "P" trasformato in laboratorio, avanti e indietro, proprio come avevano fatto per anni i malati che lo avevano abitato. Giuliano cercò di calmarlo, dicendo che bisognava aspettare, che forse non era quello il momento, che bisognava avere pazienza. I malati cominciarono a pensare di avere solo sognato, secoli di grigio tornarono nelle loro teste, urla disumane assordarono le loro orecchie. Dino Tinta piangeva. Marco Cavallo, fremendo, testa bassa, cominciò una corsa furibonda, come impazzito, verso la porta principale e, senza più esitazione, oramai a gran carriera, aggredì quel pezzo di azzurro e di verde oltre la porta.
Saltarono gli infissi, i vetri. Caddero calcinacci e mattoni. Marco Cavallo arrestò la sua corsa nel prato, tra gli alberi, ferito e ansimante, confuso all'azzurro del cielo. Gli applausi, gli evviva, i pianti, la gioia guarirono in un baleno le sue ferite. Il muro, il primo muro era saltato.
La prima grande uscita in città, paradossalmente trionfale. Poi, così come era destino, in giro per il mondo. La carica simbolica, certo, l'hanno costruita i matti. (...)
La testimonianza della povertà e della miseria dell'ospedale invase le strade della città portando con sé la speranza di poter stare insieme agli altri in un aperto scambio sociale, in rapporti liberi tra persone.

tratto da: "Non ho l'arma che uccide il leone. Storie dal manicomio di Trieste."
Giuseppe Dell'Acqua. EL Edizioni, 1980 Trieste


ciclabileLa pista ciclabile tra M.Mario e Balduina è stata proposta nel 1997. Dopo 14 anni si sta realizzando un progetto che non piace ai cittadini che abitano nelle zone interessate.

L’Associazione Ex Lavanderia si batte per la realizzazione della pista ma comprende e sostiene alcune delle ragioni dei cittadini:

- Alzare di 2 metri il livello della pista è un’opera inutile, costosa che rende più insicure le abitazioni circostanti

- Prefigurare un faraonico “parco lineare” senza avere le risorse per fare manutenzione e sorveglianza è un modo di procedere sbagliato

Ancora una volta si stanno realizzando progetti senza alcun coinvolgimento dei cittadini e, soprattutto, di quelli che sono più esposti alle conseguenze degli errori di progettazione.

NON E’ VERO CHE I PROGETTI IN CORSO NON POSSONO ESSERE MODIFICATI.
SI TRATTA SOLO DELLA VOLONTA’ POLITICA DI FARLO !

l'opera fondamentale è la pista ciclabile che può e deve essere soprattutto al servizio di chi usa la bicicletta come mezzo alternativo all'automobile.

Chiediamo:

1)      che si riduca l’impatto dell’opera ripartendo dal progetto del 1999
2)      che i progetti siano trasparenti e concordati
3)      che si realizzino solo le opere per cui vi è certezza di controllo e manutenzione
4)      che si consideri la pista ciclabile come una parte di un progetto complessivo che salvaguardi su tutto il territorio i diritti dei disabili, dei pedoni e dei ciclisti

20090720totoAncora la Repubblica  si fa portavoce acritica delle veline di Montino sul S.Maria della Pietà.

La notizia riportata è una "non notizia". Oggi la Giunta Regionale delibera sul S.Maria della Pietà. La Delibera in questione è null'altro che la copia esatta di un'analoga Delibera approvata a novembre 2007. Nulla cambia e tutto conferma ciò che diciamo da sempre:

LA GESTIONE DELLA VICENDA S.MARIA DELLA PIETA' E' UNA OPERAZIONE CHE COPRE GLI ATTI ILLEGITTIMI DELLA ASL RME E, ANZI, NE PREMIA LA GESTIONE DISSENNATA DELLE RISORSE.


In sintesi: nel 2000, lo Stato spende 35 miliardi di lire per ristrutturare alcuni padiglioni e destinarli ad accoglienza turistica. La Regione con una Legge (20/97) vincola i finanziamenti al mantenimento della destinazione d'uso. Per i cittadini e la città è l'illusione di avere finalmente degli ostelli della gioventù drammaticamente mancanti nella capitale.

Invece, violando la legge, la ASL incamera i finanziamenti e dopo solo 3 anni smantella gli ostelli, sottrae gli arredi, trasforma gli interni e vi trasferisce proprie strutture. Un atto illegittimo che, secondo legge, dovrebbe prevedere la restituzione del finanziamento ricevuto.

Tutt'altro. La Regione decide di "devolvere" 12 milioni di Euro alla ASL per ristrutturare altri padiglioni al fine di spostare i servizi illegittimamente collocati nei 5 padiglioni destinati ad ostello.

Il quadro si completa nell'investimento previsto sempre dalla Regione per realizzare le case degli studenti. Altri soldi (2 milioni e 500mila) per rifare da capo ciò che la ASL RME ha smantellato illegittimamente 6 anni fa.

Così la Regione Lazio spende soldi che già erano stati spesi, premia la gestione dissennata della ASL RME, fa arricchire le solite ditte che fanno e rifanno gli stessi lavori.

Tutto in nome di un presunto Campus universitario che i giornali hanno annunciato come imminente decine di volte in 12 anni e la cui realizzazione è invece in alto mare.

Ma questa è solo una parte della vicenda per la quale speriamo che compaia miracolosamente un vero giornalista per raccontarla od un magistrato per indagarla.

Il parco trasformato in parcheggio, uno spezzatino di funzioni senza senso a prevalenza ospedaliera che smentisce dichiarazioni e programmi elettorali, padiglioni affidati a cooperative fantasma, il reinserimento di pazienti psichiatrici, una gestione del trasferimento del Municipio che fa spendere ancora soldi al Comune per l'affitto dei locali di via Battistini (questione per altro non affrontata dalla Delibera della Regione), la violazione sistematica della Legge che prevede di investire i proventi (affitti e vendite) nei progetti di Salute Mentale.

Ancora l'assenza di qualsiasi processo partecipativo, lo scandalo della Delibera Comunale firmata da 9.000 cittadini e mai discussa.

Infine, nonostante le centinaia di mail e gli impegni presi negli anni, il rifiuto di rendere legale l'esperienza culturale dell'Associazione Ex Lavanderia e la decisione surreale di "regalare" il Padiglione 31(la Ex Lavanderia) al Comune di Roma:
che il problema dell'Associazione che denuncia le malefatte della Regione e della ASL  lo "risolva" Alemanno.

Una giunta di coraggiosi...

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