Vertenza S. M. della Pietà

14 anni

Se la "politica"
ci stacca la corrente
noi fcciamo più iniziative!

Senza corrente, libera e pubblica cultura:
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Appello alla cittadinanza

Roma, 6 Marzo 2018

Con questo comunicato cerchiamo di riassumere quello che sta succedendo oggi...
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brecht

Il peggiore analfabeta
è l’analfabeta politico.
Egli non sente, non parla,
nè s’importa degli avvenimenti politici.
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Comunicati

Qui sotto trovate tutti i comunicati stama dell'associazione dal 2008 ad oggi.

Invitiamo tutte e tutti a sostenere la campagna "Luci su Rosarno" lasciando in ciclofficina un contributo economico per sostenerne le spese o portando materiale catarifrangente che noi consegneremo direttamente ai braccianti.

OBIETTIVI DELLA CAMPAGNA

La campagna “Luci su Rosarno” è un progetto nato dalla collaborazione tra la “Rete delle Ciclofficine Romane” e dalla rete “Campagne in Lotta”. Obiettivo del progetto è sia quello di portare un aiuto materiale ai braccianti delle campagne che circondano Rosarno e che usano la bicicletta come mezzo di spostamento, sia riportare l’attenzione sulla situazione delle condizioni di vita e di lavoro di migliaia di persone che lavorano in quella zona. Inoltre, attraverso questa campagna la Rete delle Ciclofficine Romane cerca di costruire un primo progetto di livello nazionale che veda la collaborazione delle ciclofficine italiane per un obiettivo comune.

L’attività delle ciclofficine in questa campagna si sviluppa con varie forme di intervento sia a Rosarno che nella propria città e territorio:

- ciclofficina itinerante, cerchiamo di raggiungere i vari luoghi dove i braccianti vivono per portare loro un aiuto riguardo la manutenzione delle loro biciclette, loro unico mezzo di spostameto;

- informazione riguardo la sicurezza stradale, abbiamo preparato vario materiale informativo riguardo le regole del codice dalla strada per quanto riguarda la circolazione delle biciclette su strada in Italia che verrà letto loro durante le lezioni di italiano per migranti a cui partecipano e che verrà distribuito e spiegato durante gli interventi di ciclofficina itinerante;

- dotazione di catarifrangenti, le ciclofficine raccolgono e comprano materiale catarifrangente da portare e distribuire direttamente a chi si sposta in bicicletta e lo distribuiscono durante gli interventi di ciclofficina itinerante;

- distribuzione kit riparazione forature e materiale di prima necessità per piccole riparazioni;

- informazione, le ciclofficine utilizzano i propri mezzi di comunicazione per sensibilizzare ed informare i propri contatti sulla situazione dei braccianti e per diffondere i comunicati prodotti dalle associazioni dei lavoratori di Rosarno. All’interno di questa campagna la bicicletta per noi ciclofficine non vuole più rappresentare solo un mezzo di spostamento ma vuole assumere un nuovo ruolo. Per noi meccaniche e meccanici attivisti delle ciclofficine la bicicletta si trasforma in un mezzo per intervenire direttamente sul miglioramento delle condizioni di lavoratori, diventa un mezzo che permette di costruzione relazioni umane con chi è sfruttato in nome del profitto, con chi è emarginato e costretto a vivere al buio sui bordi delle strade lontano dalle nostre case, che è considerato dalla legge solo come un irregolare senza diritti e che è visto come un problema da risolvere quando lotta per rivendicare quella dignità che spetterebbe ad ognuno di noi. La bicicletta vuole essere per noi simbolo di emancipazione, comunicazione diretta e fratellanza fra popoli.

CICLOFFICINE POPOLARI ROMANE

Un'ampia area di cittadini che, in questi anni, hanno fatto parte di associazioni locali e comitati attivando vertenze per la difesa del territorio e dell'ambiente, hanno promosso un documento e lanciato un'Assemblea pubblica per sabato 27 ottobre ore 9.30  a Roma  presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università La Sapienza, aula 1 -Via Eudossiana 18, San Pietro in Vincoli.

L'Associazione Ex Lavanderia promuove l'Assemblea pubblica del 27 ottobre perché in quei cittadini riconosce i compagni di strada di tante battaglie per contrastare il predominio degli interessi privati dei grandi gruppi imprenditoriali nelle scelte amministrative degli ultimi decenni.

E' una difficile strada quella di tentare di sottrarsi alla morsa che attanaglierà la città costringendo a scegliere tra un sindaco reazionario e incapace ed un candidato alternativo che riproporrà una cultura e di un modello che ha già devastato la città regalandone una gran parte ai palazzinari.

Eppure è una strada che va percorsa.

pubblichiamo quindi con piacere il documento di adesione all'appello "La Roma che vogliamo"

 

Appello dei cittadini

Gli estensori e firmatari dell’appello “La Roma che vogliamo” hanno convocato  una pubblica assemblea

Crediamo sia giusto raccogliere l’invito perché è maturo il tempo ed è necessario  che nella  competizione elettorale del 2013, per eleggere il sindaco ed il consiglio comunale, ai cittadini romani sia offerta la possibilità di votare per una radicale discontinuità politica e programmatica con il passato e con il presente,  per un nuovo, innovativo governo della Capitale. Vogliamo partecipare all’assemblea del 27 p.v. per dire che il programma politico della proposta elettorale da noi auspicata può scaturire dall’immenso ed originale patrimonio di idee e di progetti, costruito in decenni di lotte contro il cosiddetto “modello Roma”.

Per queste ragioni chiediamo a tutti voi, con i quali in questi anni abbiamo lottato, ragionato, condiviso speranze e delusioni,  sofferto per le offese e le ferite inferte a questa nostra città e ai suoi abitanti, di rimanere in campo condividendo. sottoscrivendo  e facendo sottoscrivere a coloro che conoscete il documento riportato qui di seguito ed in allegato, per partecipare all’assemblea del 27 ottobre.

 

(Si può aderire all’appello inviando una e-mail a This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. o This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. )

 

DOCUMENTO DI ADESIONE ALL’APPELLO “LA ROMA CHE VOGLIAMO” (

Anche la nostra città, Roma, soffre dei mali scatenati dalla crisi: la disoccupazione, la precarietà che colpiscono in particolare le giovani generazioni, l’inefficienza e l’inadeguatezza di quel che resta del welfare, destinato a scomparire definitivamente.
Tutti i settori della vita economica cittadina sono in fortissima difficoltà.
Il debito del Comune ipoteca il presente ed il futuro della città.
I servizi pubblici mal funzionanti sono sempre di più sotto attacco speculativo ed a rischio privatizzazione.
Frattanto continuano le azioni predatorie verso il territorio, all’insegna di una sempre più pressante speculazione edilizia mossa dall’intreccio perverso fra rendita fondiaria e finanziaria.
I valori della conoscenza e del sapere vengono costantemente mortificati, il ruolo dei cittadini è regolarmente negato e gli strumenti di democrazia partecipata sono continuamente rimossi.
A tutto questo si aggiunge l’azione criminale di mafia, camorra e ‘ndrangheta, le quali, insediatesi saldamente nella capitale, si contendono apertamente il controllo delle attività produttive legali (particolarmente edilizie e commerciali).
In questi ultimi anni il centrodestra di Alemanno ha “sgovernato” Roma adoperandosi a coltivare da un lato l’“amicizia” dei palazzinari dediti alla cementificazione e distruzione del territorio e, dall’altro, a distruggere con il clientelismo più becero l’armatura delle aziende pubbliche: dall’Ama, all’Atac all’Acea.
A fronte di ciò è mancata del tutto una forte e adeguata opposizione del centrosinistra, in Campidoglio e nella città, incapace totalmente a sviluppare una pur minima analisi critica della trascorsa esperienza di governo - il famigerato “modello Roma” - ed a produrre al suo interno quel profondo rinnovamento politico e culturale di cui ci sarebbe stato estremo bisogno.
La crisi di credibilità della classe dirigente al governo di Roma e della Regione, con gli scandali e l’indegno mercimonio delle risorse pubbliche per sfamare appetiti personali e di gruppo ha ormai raggiunto il fondo del baratro.
Il dirottamento della candidatura di Zingaretti dal comune di Roma alla presidenza della Regione Lazio, avvenuto in questi giorni ad opera di una piccola oligarchia partitocratica, senza alcun rispetto e considerazione dei cittadini e degli elettori del centro-sinistra che già si apprestavano a votare alle primarie, la dice lunga sulla concezione della democrazia che anima la classe politica anche del centro sinistra.
Mai come in questo periodo le aspirazioni, i progetti, le esperienze di partecipazione e di democrazia diretta, proposte dalla società civile e dai cittadini in risposta al disagio sociale e alla crisi, sono state così lontane dagli attuali partiti.
Di fronte a questa drammatica prospettiva noi cittadini, che giornalmente siamo impegnati nel lavoro, nel mondo della cultura, nella politica, nell’Associazionismo, nei Comitati, nelle attività di proposta e nelle lotte per la salvaguardia del bene pubblico e dei beni comuni, abbiamo il convincimento che anche a Roma siano maturi i tempi perché prevalga un segnale forte di rottura e discontinuità, a partire dalla qualità innanzitutto morale della rappresentanza politica che si candida a governarla.
Pensiamo sia opportuno e necessario che nella competizione elettorale del 2013 per eleggere il sindaco ed il consiglio comunale sia in campo una alternativa in grado di rappresentare, in radicale discontinuità politica e programmatica con il passato e con il presente, l’aspirazione a voltare pagina con una proposta capace di rivolgersi a tutta la città, per un nuovo, innovativo governo della Capitale.
Affermiamo fin dall’inizio che non ci interessa occupare una nicchia nel sistema politico locale, ci interessa invece unire e unirci a tutte le forze della società civile progressista e ambientalista per eleggere il Sindaco dei cittadini per Roma città Bene comune.
L’alternativa per noi inizia dai contenuti programmatici per dare risposta alla mancanza di lavoro e di case, all’inefficienza dei servizi (sanità, scuola e sapere, mobilità e infrastrutture), alla non corretta gestione del ciclo dei rifiuti, alla mancata riqualificazione del centro e della periferia, all’inutile espansione del costruito, al continuo consumo di suolo per soddisfare gli appetiti della speculazione edilizia, al dilagare della criminalità mafiosa e della corruzione.
Partendo dai princìpi e dai diritti riconosciuti dalla Costituzione repubblicana vogliamo costruire una proposta di governo che, superando la cultura dei “sacrifici”, mobiliti e metta a profitto per il bene comune le risorse finanziarie, le strutture, il lavoro, le competenze, che oggi la città già possiede.
Pensiamo che il programma possa scaturire dall’immenso ed originale patrimonio di idee e di progetti, costruito in decenni di lotte contro il cosiddetto “modello Roma”.
C’è un grande giacimento di competenze, esperienze e creatività popolare che le donne e gli uomini di questa città, giovani, immigrati, lavoratori, intellettuali sono in grado di mettere in campo soprattutto se si sentiranno soggetti attivi della sua costruzione e se sapremo disegnare un nuovo paradigma della democrazia, che realizzi una nuova e positiva sintesi tra democrazia rappresentativa e democrazia partecipata al servizio del bene comune, della città e dei suoi abitanti.
Per queste ragioni aderiamo all’appello “La Roma che vogliamo” promosso dagli intellettuali e parteciperemo all’assemblea cittadina di sabato 27 ottobre ore 9.
30 a Roma presso la Facoltà di Ingegneria dell’Università La Sapienza, 'aula 1 (Via Eudossiana 18, San Pietro in Vincoli) con la speranza che il sogno di una alternativa per la città si avveri.


Gualtiero Alunni
Mario Attorre
Paola Badessi
Anna Barberio
Mirella Belvisi
Antonio Castronovi
Maurizio Ceccaioni
Bruno Ceccarelli
Gianni Cicioni
Fabio Depino
Vito De Russis
Mimmo D’Orazio
Paolo Gelsomini
Carla Minieri
Irene Ortis
Chiara Ortolani
Gaia Pallottino  
Marcello Paolozza Massimo Piras
Aldo Pirone
Silvano Podda
Fabio Prasca
Andrea Staffa
Mauro Staroccia
Massimiliano Taggi
Mario Vicentini
Angelo Zola

20120624primaedopoComunicato Stampa del 25/06/2012

Santa Maria della Pietà: un pezzetto alla volta
Una giornata di pulizia del Parco per rilanciare l'uso culturale del S.Maria della Pietà

Ieri, domenica 24 giugno, alcune decine di persone si sono impegnate per ripulire una parte del Parco del S.Maria della Pietà.
In particolare è stata ripristinata la splendida fontana centrale aspettando che qualcuno (la ASL?, il Comune?) riapra l'acqua chiusa da febbraio.

Foto della pulizia della piazza

Un primo passo per tutelare i 27 ettari di Parco, ricchi di specie botaniche, utilizzati da sempre dai cittadini, dalle famiglie, dagli sportivi, lasciati in  abbandono e trasformati in parcheggio.
L'iniziativa dell'Associazione Ex Lavanderia è servita a riportare l'attenzione del territorio e della città sull'area del S.Maria della Pietà, l'ex manicomio di Roma, dopo il fallimento di tutti i progetti istituzionali e delle forze politiche e dopo che sono state ignorate tutte le proposte delle associazioni e dei cittadini.
Dal 1997 quando il Coordinamento "Città Ideale" propose un progetto organico di riutilizzo socio-culturale, al 2003 quando una Delibera di iniziativa popolare firmata da 9000 persone, rivolta al Comune di Roma, fu ignorata violando lo stesso Statuto comunale, fino al Protocollo di Intesa del 2007 che prometteva cultura e partecipazione e che si è liquefatto dopo l'abbandono dell'ipotesi  universitaria.
Ma il "sogno" di un progetto che onori la  memoria della grande battaglia per la liberazione dall'orrore del manicomio non è ancora sopito del tutto, nonostante le scelte scellerate che  hanno fatto di parte significativa del S.Maria della Pietà uno spezzatino di funzioni senza progetto: l'abbandono al degrado di numerosi padiglioni e delle aree esterne e il rientro di strutture psichiatriche in contrasto con i principi della Legge 180.
La pulizia del parco di domenica è stato il primo tassello di una nuova stagione della vertenza S.Maria della Pietà.
In questi giorni, l'Associazione Ex Lavanderia ha lanciato un appello alla Provincia di Roma perché ritiri la Delibera che, in nome della "riqualificazione", rischia di consegnare parte delle aree esterne alla speculazione privata.
Rimane in campo la proposta di realizzazione degli Ostelli della Gioventù nei 5 padiglioni ristrutturati con questa funzione del 2000 e colonizzati impropriamente dalla ASL RME.
Infine la richiesta dell'Associazione Ex Lavanderia è che, almeno sui padiglioni abbandonati, si possa riprendere in parte il progetto delle associazioni e realizzare servizi culturali per i cittadini.
La pedonalizzazione del Parco, secondo l'Associazione, sarebbe praticabile da subito perché all'esterno del S.Maria è già disponibile un area asfaltata e recintata per ospitare le auto dei dipendenti di ASL e Municipio.
Insomma, un piano di realizzazioni fattibile se le istituzioni e le forze politiche scegliessero di ascoltare le proposte dei cittadini.
Un primo "pezzetto" è l'invito ai cittadini di richiedere con forza il ripristino della fontana centrale telefonando ed inviando mail alla ASL RME (06.6835.2461 This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it.) ed al Municipio 19 ( This email address is being protected from spambots. You need JavaScript enabled to view it. 06.69619202)

zingarettiLA CENTRALITA’ URBANA DEL S.MARIA DELLA PIETA’ E’ L’UNICA COMPLETAMENTE PUBBLICA. FERMIAMO QUALSIASI PRIVATIZZAZIONE!

 

La Provincia di Roma con una Delibera di Giunta intende alienare parte del suo patrimonio tra cui un’area esterna al Comprensorio del S.Maria della Pietà “che può essere valorizzata mediante realizzazione di un nuovo impianto sportivo, con capitale interamente privato, anche attraverso la demolizione e ricostruzione”.
Di fronte al degrado ed all’incuria di cui sono esse stesse responsabili, le amministrazioni semprano prendere in considerazione solo l’ipotesi di svendita.

Read more: La provincia vuole vendere le aree esterne al S.Maria della Pietà

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