Vertenza S. M. della Pietà

14 anni

Se la "politica"
ci stacca la corrente
noi fcciamo più iniziative!

Senza corrente, libera e pubblica cultura:
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Appello alla cittadinanza

Roma, 6 Marzo 2018

Con questo comunicato cerchiamo di riassumere quello che sta succedendo oggi...
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Ogni individuo ha diritto ad un tenore di vita sufficiente a garantire la salute e il benessere proprio e della sua famiglia,

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Comunicati

Qui sotto trovate tutti i comunicati stama dell'associazione dal 2008 ad oggi.

Comunicato Stampa 1 agosto 2018
Santa Maria della Pietà

E’ a firma Francesca De Vito,  (M5S) un emendamento alla proposta di Legge 55 che scompiglia le ultime carte prodotte, sul destino del S.Maria della Pietà, dalla Giunta Regionale e il ventilato Protocollo di Intesa che affida ad ASL ed uso Sanitario la gran parte del Complesso.

L’emendamento tende ad inserire alcuni elementi che provano a correggere la scelta fatta dalla Giunta Regionale con una Delibera di dicembre 2016 che affida quasi tutto il Complesso all’uso sanitario ed alla proprietà della ASL RM1.

Già in quell’occasione, il M5S regionale aveva fatto fuoco e fiamme, difendendo le ragioni della Proposta di Legge di Iniziativa Popolare firmata da 12.000 cittadini nel 2014 che parlava di proprietà regionale, uso socioculturale, Municipio, Ostelli ed uso sanitario ridotto. Allora sulla stessa lunghezza d’onda erano Comune e Municipio dopo che il Consiglio Comunale, nel luglio 2015 aveva approvato la delibera 40, proposta anche essa di iniziativa popolare.

Read more: IL M5S della Regione Lazio tenta di riparare all’errore dell’Assessore Montuori e del Presidente...

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S.Maria della Pietà

Appello al Presidente Zingaretti, alla Sindaca Raggi, al Presidente Campagna

Primi Firmatari: Daniela Pezzi, Presidente Consulta Regionale Salute Mentale; Maria Grazia Giannichedda, Presidente Fondazione Franca e Franco Basaglia; Antonello D’Elia, Presidente di Psichiatia Democratica, Marinella Cornacchia, Presidente ARESAM (Associazione Regionale Salute Mentale; Maria Antonietta Buonagurio, Presidente dell'A.R.A.P. (Associazione per la Riforma dell'Assistenza Psichiatrica); Giacomo Nicastro DI.A.PSI.GRA (Difesa Ammalati Psichici Gravi Italiana -Onlus); Elena De Sanctis Gentili, Presidente Associazione di Familiari per la Salute mentale "Oltre le Barriere"; Silvia Gnetti, Cittadinanza Attiva; Valentina Calderone, direttrice di “A Buon Diritto”; Lotario Turini, Presidente Associazione Solaris; Giovanna Penati, Associazione di Volontariato Scalea 93

Vi scriviamo per ricordarvi che le scelte sull’utilizzo del Complesso S. Maria della Pietà non possono essere fatte senza tener conto del percorso di chiusura degli ospedali psichiatrici e soprattutto delle regole e delle normative che riguardano il loro riutilizzo e la loro produzione di reddito.

Stiamo parlando dell’ex Manicomio di Roma, luogo simbolo, prima dell’orrore dell’istituzione totale e poi della battaglia di liberazione che ha portato alla legge di riforma psichiatrica più avanzata del mondo, la Legge n.180, 13 maggio 1978, inglobata successivamente dalla Legge n.833, 23 dicembre 1978 “Riordino del Sistema Sanitario Nazionale”.

I ritardi presentati dalle Regioni nell’attuazione della chiusura degli ospedali psichiatrici e nell’attivazione di servizi territoriali, hanno reso necessario stabilire un criterio di “risarcimento” tanto che i Governi che si sono avvicendati negli anni lo hanno ribadito e fissato con norme nelle diverse leggi finanziarie.I beni mobili ed immobili degli Ospedali Psichiatrici dismessi possono essere utilizzati per attività di carattere sanitario purché diverse dalla prestazione di Servizi per la salute mentale… … ed essere destinati alla produzione di reddito per finanziare quanto previsto dal Progetto Obiettivo Nazionale tutela e promozione della salute mentale.

L’insieme del quadro normativo nazionale e regionale, sia concettualmente sia materialmente, è stato totalmente disatteso da quel dicembre 1999 in cui l’ultimo paziente ha lasciato il S. Maria della Pietà.

Ricordiamo che non un reddito prodotto dal Complesso S. Maria della Pietà (come ad esempio gli affitti per le sedi amministrative), è stato riversato nei Progetti per la Salute Mentale.

Ed ancora che una serie di realizzazioni fatte con soldi pubblici che avrebbero potuto attrarre risorse sono state smantellate. E’ il caso degli Ostelli e della mensa realizzati per il Giubileo 2000, smantellati nel 2003, con l’aggravante che in quelle strutture operavano anche cooperative integrate a cui, quindi, è stata sottratta anche una possibilità di lavoro e di integrazione.

Inoltre la ASL Roma1, a cui è stata completamente delegata la gestione del bene, ha reintrodotto Servizi di carattere psichiatrico (anche nei padiglioni destinati ad ostello) in contrasto con la normativa vigente.


Oggi cogliamo con grande preoccupazione la determinazione della Regione Lazio a realizzare la “città della salute e del benessere” lasciando alla ASL
Roma1 la gestione e la proprietà del Complesso.

Questa ipotesi progettuale non tiene minimamente conto degli obblighi di legge ed in particolare della Legge n.388, 23 dicembre 2000 art.98 comma 3 (utilizzo rendita derivante ex OP), non individua alcuno strumento con il quale destinare i redditi prodotti ai Progetti per la Salute Mentale e rischia di accreditare l’operato della ASL Roma1 volto a trasferire dei Servizi e delle strutture residenziali afferenti al Dipartimento di salute mentale all’interno del Complesso.

Ricostituire un polo sanitario con particolare propensione per le patologie mentali, le dipendenze, la disabilità significherebbe lavorare contro lo spirito e i contenuti delle norme di riforma psichiatrica.

Tanto più tutto questo è grave in un momento in cui il sistema pubblico di Servizi per la salute mentale della Regione è in crisi drammatica e che nel dibattito nazionale c’è chi promuove la cancellazione della Legge di riforma psichiatrica.


Il movimento associativo e migliaia di cittadini hanno promosso, negli anni, con competenza e determinazione un uso socioculturale del Complesso S. Maria della Pietà, per rispondere ai bisogni della cittadinanza ed insieme per rispettare le regole e l
e leggi vigenti.


Vi chiediamo di ascoltare.

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S.Maria della Pietà

Appello al Presidente Zingaretti, alla Sindaca Raggi, al Presidente Campagna

Primi Firmatari: Daniela Pezzi, Presidente Consulta Regionale Salute Mentale; Maria Grazia Giannichedda, Presidente Fondazione Franca e Franco Basaglia; Antonello D’Elia, Presidente di Psichiatia Democratica, Marinella Cornacchia, Presidente ARESAM (Associazione Regionale Salute Mentale; Maria Antonietta Buonagurio, Presidente dell'A.R.A.P. (Associazione per la Riforma dell'Assistenza Psichiatrica); Giacomo Nicastro DI.A.PSI.GRA (Difesa Ammalati Psichici Gravi Italiana -Onlus); Elena De Sanctis Gentili, Presidente Associazione di Familiari per la Salute mentale "Oltre le Barriere"; Silvia Gnetti, Cittadinanza Attiva; Valentina Calderone, direttrice di “A Buon Diritto”; Lotario Turini, Presidente Associazione Solaris; Giovanna Penati, Associazione di Volontariato Scalea 93

Vi scriviamo per ricordarvi che le scelte sull’utilizzo del Complesso S. Maria della Pietà non possono essere fatte senza tener conto del percorso di chiusura degli ospedali psichiatrici e soprattutto delle regole e delle normative che riguardano il loro riutilizzo e la loro produzione di reddito.

Stiamo parlando dell’ex Manicomio di Roma, luogo simbolo, prima dell’orrore dell’istituzione totale e poi della battaglia di liberazione che ha portato alla legge di riforma psichiatrica più avanzata del mondo, la Legge n.180, 13 maggio 1978, inglobata successivamente dalla Legge n.833, 23 dicembre 1978 “Riordino del Sistema Sanitario Nazionale”.

I ritardi presentati dalle Regioni nell’attuazione della chiusura degli ospedali psichiatrici e nell’attivazione di servizi territoriali, hanno reso necessario stabilire un criterio di “risarcimento” tanto che i Governi che si sono avvicendati negli anni lo hanno ribadito e fissato con norme nelle diverse leggi finanziarie.I beni mobili ed immobili degli Ospedali Psichiatrici dismessi possono essere utilizzati per attività di carattere sanitario purché diverse dalla prestazione di Servizi per la salute mentale… … ed essere destinati alla produzione di reddito per finanziare quanto previsto dal Progetto Obiettivo Nazionale tutela e promozione della salute mentale.

L’insieme del quadro normativo nazionale e regionale, sia concettualmente sia materialmente, è stato totalmente disatteso da quel dicembre 1999 in cui l’ultimo paziente ha lasciato il S. Maria della Pietà.

Ricordiamo che non un reddito prodotto dal Complesso S. Maria della Pietà (come ad esempio gli affitti per le sedi amministrative), è stato riversato nei Progetti per la Salute Mentale.

Ed ancora che una serie di realizzazioni fatte con soldi pubblici che avrebbero potuto attrarre risorse sono state smantellate. E’ il caso degli Ostelli e della mensa realizzati per il Giubileo 2000, smantellati nel 2003, con l’aggravante che in quelle strutture operavano anche cooperative integrate a cui, quindi, è stata sottratta anche una possibilità di lavoro e di integrazione.

Inoltre la ASL Roma1, a cui è stata completamente delegata la gestione del bene, ha reintrodotto Servizi di carattere psichiatrico (anche nei padiglioni destinati ad ostello) in contrasto con la normativa vigente.


Oggi cogliamo con grande preoccupazione la determinazione della Regione Lazio a realizzare la “città della salute e del benessere” lasciando alla ASL
Roma1 la gestione e la proprietà del Complesso.

Questa ipotesi progettuale non tiene minimamente conto degli obblighi di legge ed in particolare della Legge n.388, 23 dicembre 2000 art.98 comma 3 (utilizzo rendita derivante ex OP), non individua alcuno strumento con il quale destinare i redditi prodotti ai Progetti per la Salute Mentale e rischia di accreditare l’operato della ASL Roma1 volto a trasferire dei Servizi e delle strutture residenziali afferenti al Dipartimento di salute mentale all’interno del Complesso.

Ricostituire un polo sanitario con particolare propensione per le patologie mentali, le dipendenze, la disabilità significherebbe lavorare contro lo spirito e i contenuti delle norme di riforma psichiatrica.

Tanto più tutto questo è grave in un momento in cui il sistema pubblico di Servizi per la salute mentale della Regione è in crisi drammatica e che nel dibattito nazionale c’è chi promuove la cancellazione della Legge di riforma psichiatrica.


Il movimento associativo e migliaia di cittadini hanno promosso, negli anni, con competenza e determinazione un uso socioculturale del Complesso S. Maria della Pietà, per rispondere ai bisogni della cittadinanza ed insieme per rispettare le regole e l
e leggi vigenti.


Vi chiediamo di ascoltare.

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APPELLO
per fermare il Protocollo tra Regione, Comune, Città Metropolitana e Asl Rm1

Primi firmatari:
Abraxa Teatro, compagnia teatrale, Francesca Farcomeni, Elena Vanni, Noemi Parroni, Elena Dragonetti ( A.R.E.M. Agenzia Recupero Eventi Mancanti), Associazione Tdl (Teatro del Lido), Giovanni Alfieri (attore, musicista), Tamara Bartolini e Michele Baronio (Compagnia teatrale), Michela Becchis (critica e storica dell'arte), Ulisse Benedetti (Beat72, Teatro Tordinona), Enrico Bernard (drammaturgo, editore, giornalista), Benedetta Boggio (presidente Associazione Rosa Shocking, socia 369gradi), Valerio Bonanni, Gianluca Riggi (Officina di Teatro Sociale Black Reality), Riccardo Cannaniello (attore, danzatore),  Michele Citoni, (regista cinematografico), staff Teatro Furio Camillo, Giovanni Gentile e Barbara Grillli (Teatro Prisma), Daniela Giordano (attrice, regista), Raimondo Guarino (professore Discipline dello Spettacolo Università Roma Tre), Fabiana Iacozzilli ( La Fabbrica), Sebastiano Patanè (poeta), Gianluca Polverari (regista, dj e conduttore radiofonico), Fabrizio Scrivano (Professore Letteratura Italiana Università di Perugia), Maria Cristina Zerbino (autrice, attrice)

Da 15 anni, nella Ex Lavanderia del Santa Maria della Pietà sono ospitati associazioni e artisti che con incontri, prove, laboratori o spettacoli crescono la loro urgenza espressiva, nel confronto con il pubblico e con lo spazio che si abita. Uno spazio di “manicomio liberato”, con storie di donne ed uomini, con il vissuto dei “matti”, degli infermieri e dei medici. Per questo il Santa Maria della Pietà è un luogo unico, perché per gli artisti come per il pubblico la moltiplicazione di senso, di dolore e di desiderio di inventare nuovi mondi non prescinde mai dagli eventi che si propongono. Tutto torna a galla ad ogni incontro di arte contemporanea, di poesia, di musica, di danza o di teatro. Tornano i racconti dei primi cancelli aperti, delle feste da ballo, del teatro terapeutico, il padiglione dei pittori, i murales, i cortei creativi.
Le storie raccontate nei libri, nei film, in teatro.
Una storia potente. Un luogo che rimanda memoria e senso.
Per 20 anni abbiamo partecipato alla reiterazione del ricordo e ai temi nuovi che scaturivano dal magma simbolico di un luogo così. La cultura è stata, è, nel S. Maria della Pietà dove ogni edificio, ogni mattone trasuda storie antiche e nuove ipotesi.
Per 20 anni qualcuno ha immaginato che si potesse “entrare fuori e uscire dentro”.
Le donne e gli uomini liberati dall’istituzione totale nella città che li aveva reietti.
La città dentro, con i bisogni, le idee, la follia sana della creatività e dell’immaginazione.
E abbiamo vissuto, con l’arte, lo spettacolo, la musica quel progetto, fin da quando ancora molti pazienti erano nei padiglioni, e poi, nelle esperienze promosse dall’associazionismo.
Molti di noi hanno sostenuto la Proposta di Legge di Iniziativa Popolare “si può fare”, per fare del S. Maria della Pietà un luogo di cultura, socialità, partecipazione.
Un Polo culturale al S. Maria della Pietà.
Oggi sosteniamo che l’ex Manicomio di Roma non debba  essere trasformato in un nuovo concentrato di malattia e dolore, di disagio e medicalizzazione. Perché i luoghi hanno un senso e, il Manicomio doveva e deve diventare l’opposto di se stesso. Non certo un nuovo ospedale.
Ma questo, purtroppo, sembrerebbe il destino segnato dalle scelte istituzionali che si stanno facendo, buttando a mare 20 anni di progettazioni, proposte, esperienze di partecipazione.
La Regione Lazio e la ASL Roma1, con il loro piano di città sanitaria, stanno ignorando la storia e i bisogni della città. Senza alcun senso, accatastano alla rinfusa servizi sanitari ed ospedalieri in un’area della città già sovraccarica di sanità ed assolutamente priva di spazi culturali.

Ci schieriamo a difesa di chi ha difeso e preservato un avamposto di cultura libera e pubblica al Padiglione 31.
Difendere la Ex Lavanderia significa difendere le centinaia di compagnie, artisti, musicisti che hanno trovato un luogo per esprimersi e creare e le migliaia di cittadini che hanno potuto ascoltare, sentire, pensare grazie ad essi. Per Alda Merini e per Mario Schifano, ma anche per i giovani artisti contemporanei che hanno condiviso un pezzo del loro percorso artistico con il pubblico della Ex Lavanderia noi ci schieriamo.
Ma è l’intero S. Maria che può e deve rappresentare un esperimento inedito di progettazione dal basso.
La città della cultura e della partecipazione. Questo è il piano che vogliamo.

Contiamo sulla tua adesione
Carla Romana Antolini
Comunicazione Associazione Ex Lavanderia
3939929813

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