Vertenza S. M. della Pietà

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Appello alla cittadinanza

Roma, 6 Marzo 2018

Con questo comunicato cerchiamo di riassumere quello che sta succedendo oggi...
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brechtSegavano i rami sui quali erano seduti
E si scambiavano a gran voce le loro esperienze
di come segare più in fretta, e precipitarono Read more ...

Comunicati

Qui sotto trovate tutti i comunicati stama dell'associazione dal 2008 ad oggi.

COMUNICATO STAMPA 20 GIUGNO 2019


 

Il primo appuntamento pubblico, aperto a tutti, per iniziare il percorso verso un Piano Urbano Partecipato sulla Centralità di Santa Maria della Pietà è previsto per mercoledì 17 luglio.


Questo ha deciso la Consulta Cittadina che si è Costituita ieri pomeriggio.

Di fronte alle mancanze del Comune di Roma, numerose associazioni si sono convocate ed hanno finalmente attivato questo strumento di partecipazione atteso da 4 anni.

Circa 12, al momento, ma l'impegno preso è quello di allargare il più possibile la Consulta.
Si va dall'ARCI all'Associazione Libera, alcune realtà locali, la Rete dei Numeri pari e le consulte Regionale e Cittadina per la Salute Mentale oltre naturalmente alle Associazioni e ai Comitati che si occupano da anni del S.Maria della Pietà.

La Consulta servirà a promuovere la Delibera 40, approvata dal Consiglio Comunale nel 2015 che raccoglieva le proposte dei comitati per un uso pubblico Sociale e Culturale del Complesso.

Il paradosso emerso dalla discussione è che quella Delibera è stata completamente disattesa dalla Giunta Comunale che ha firmato un Protocollo di Intesa con la Regione per cedere quasi tutti gli edifici alla proprietà e all'uso sanitario della ASL RM1.

Un'ipotesi insensata in un territorio già pieno di strutture sanitarie dove manca tutto il resto, ma soprattutto una decisione presa senza trasparenza e fuori da ogni regola.
Un'ipotesi criticata dalle realtà della Salute Mentale, dagli Urbanisti, persino dalla Caritas.

La Consulta chiede al Comune il ritiro della firma dal Protocollo per ritornare alle indicazioni della Delibera 40.
Ma anche il rispetto delle Leggi, prima fra tutte, come ha sottolineato la Presidente della Consulta Regionale sulla Salute Mentale, la Legge 388/2000 art.98 comma 3 che impone l'uso reddituale e non sanitario dei beni degli Ex O.P. E la destinazione di quei redditi ai servizi pubblici di Salute Mentale Territoriali ed Ospedalieri.

La Consulta ha lanciato la realizzazione di un Piano Urbano aperto alla partecipazione reale dei cittadini e delle associazioni. Proprietà Pubblica, servizi a disposizione dei cittadini per finanziare l'applicazione della Legge 180, culturali, turistici, ambientali, amministrativi, della formazione, nel rispetto delle regole e del corretto utilizzo del patrimonio e delle risorse pubbliche.

Il semplice che è difficile a farsi.

Un fiume di parole per nascondere l'illegalità e ingannare i cittadini
S.MARIA DELLA PIETA', LA GRANDE MENZOGNA
Il Comune di Roma lancia l'offensiva finale: una partecipazione truccata per promuovere l'uso illegittimo e privatistico dell'Ex Manicomio di Roma.

“Ambiente, Benessere, Turismo, Agricoltura, Servizi al cittadino sono le vocazioni dell'area e i temi sui quali ruota la visione della Centralità Urbana che, a meta à giugno, verrà presentata ai cittadini durante un'assemblea pubblica propedeutica al processo partecipativo che coinvolgerà il territorio (...)” 

Con queste parole, il Comune di Roma propaganda il Protocollo di Intesa con Regione, Municipio, ASL RM1 e Città Metropolitana che rischia di segnare per sempre la fine di ogni ipotesi di uso sano, pubblico e socioculturale del S.Maria della Pietà. 

Un cumulo di bugie e di “aria fritta” a cui solo i disinformati o i complici possono credere. 

Se l'operazione di Comune e Regione andasse in porto, l'esito sarà un polo sanitario senza senso e progetto in un territorio dove non serve e la fine di ogni speranza e progetto di uso socio-culturale chiesto da migliaia di cittadini per anni. 

Un progetto intrapreso dalla Giunta Storace nel 2002, assunto negli anni dalle giunte di Centrosinistra e, sorprendentemente fatto proprio dalla Sindaca Raggi e dalla sua amministrazione. 

Il Progetto di riuso del S.Maria della Pietà predisposto dal perverso connubio di Regione e Comune agli ordini della ASL Rm1, non ha niente a che spartire con l'uso pubblico e legale del S.Maria della Pietà. 

I due atti che ne determinano il destino sono una Delibera di Giunta Regionale (787) ed il citato Protocollo di Intesa. Atti che regalano il complesso all'uso sanitario ed alla proprietà della ASL RM1, senza logica né titolo. 

Una scelta che viola le leggi nazionali che fanno degli Ex Ospedali Psichiatrici beni “reddituali” e “non sanitari” destinati a finanziare i servizi pubblici sulla Salute Mentale. 
Le scelte di Comune e Regione sono quindi un vero e proprio ladrocinio ai danni delle persone con disagio psichico e dei loro familiari. Un altro colpo inferto all'applicazione della Legge 180.

Dietro questa “regalia” la copertura, fuori dalle regole, dei buchi di bilancio di una ASL RM1 incapace e dissipatrice. Un progetto che vede tra i principali ispiratori originari proprio quei dirigenti tecnici ASL indagati o arrestati per appalti truccati, tangenti e millantato credito. Un premio per quella stessa ASL che ha smantellato illegalmente gli Ostelli della Gioventù, riportato illeggittimamente pazienti psichiatrici nell'Ex Manicomio, fatto fallire il progetto di Campus Universitario, percepito indebitamente affitti dal Comune per milioni di euro. 

Il Comune di Roma ha colpevolmente disatteso e cancellato di fatto una Delibera dell'Assemblea Capitolina, approvata nel 2015, frutto di una Proposta di Iniziativa Popolare, convertendosi agli interessi “privatistici” da sempre perseguiti dalla ASL RM1. 

Non si contano le norme violate da questo progetto infausto ed insano, di cui, il nostro Comitato ha tentato di dare conto, nell'indifferenza quasi totale dei mezzi di informazione.

Illegalità su cui si aspetta da oltre due anni il pronunciamento del TAR. 

Nelle ultime settimane, il Comune di Roma ha boicottato e reso inservibile la Consulta Cittadina sul S.Maria della Pietà per togliere ruolo e voce alle Associazioni della Salute Mentale, ai Promotori delle Delibere di Iniziativa Popolare e a tutte le realtà che non si piegano ai torbidi interessi che orientano le scelte in atto. 

Il Comitato “Si può fare” fa appello alla parte sana della città, alle realtà che difendono l'uso legittimo e sano dei Beni Pubblici, i diritti delle fasce sociali più deboli, la fine del modello di gestione affaristico e corrotto. 
Costruire, da subito, un esperimento di partecipazione vera e democratica che sveli le illegalità, e promuova l'uso pubblico e corretto delle risorse del S.Maria della Pietà 

Per togliere, ancora, dalle grinfie della malagestione, un luogo prezioso per tutta la città e non solo. 
Per restituire ai cittadini uno dei beni di maggior valore, ambientale, architettonico, storico. 
Per continuare una battaglia di civiltà e giustizia che dura da 25 anni.

Per il Comitato "Si può fare"
Massimiliano Taggi
3921454131

Comunicato del 25/04/2019

In merito all'articolo pubblicato da La Repubblica a proposito della lista di centri sociali "antagonisti e anarchici" in data 23/04/19 'Ass. Ex Lavanderia precisa quanto segue:

l'Associazione si batte da 14 anni per l'uso pubblico, sociale e culturale dell'Ex Manicomio Santa Maria della Pieta', aderendo e copromuovendo le raccolte di firme per la delibera di iniziativa popolare presentata all'assemblea Capitolina nel 2014 e la proposta di legge regionale presentata nello stesso anno. La prima e' stata approvata nel 2015, ma sino ad oggi disattesa. La seconda non e' mai stata discussa dal Consiglio regionale. Le due proposte con un totale di 18.000 firme autenticate.

Il Pad. 25 e' stato, invece, occupato ad uso abitativo nel lontano 1997. E' oggi di proprieta' della Regione Lazio che fin da allora concordo' una linea di accoglienza del problema abitativo gestita dal Comune di Roma. La corrente e' stata staccata dalla ASL RME (oggi RM1) alle famiglie ancora presenti nell'inverno di questo anno, nonostante la presenza di minori.

Il Pad. 31 e' stato indicato dal Comune di Roma e dalla Regione Lazio (dal 1997), come spazio da adibire ad uso socio - culturale con gestione del Comune di Roma. E' stato ristrutturato nel 2000 con soldi pubblici allo stesso fine (Fondi del Giubileo 2000 per Roma Capitale). Cio' nonostante, solo dal 2004, attraverso l'opera spontanea di cittadini e cittadine, e' stato dedicato a cultura, spettacolo, spazi ricreativi. Dal 2015 si attende che Comune e Regione definiscano le modalita' formali perche' lo diventi a titolo definitivo. L'offerta data ai cittadini romani in questi anni e' visibile sul sito della Ass. ex Lavanderia. L'ass. Ex Lavanderia ha attivato in questi anni raccolte di fondi per la difesa legale dalle ripetute denunce della ASL RME (poi RM1) e per azioni legali nei confronti di atti ritenuti illegittimi compiuti da ASL e Regione Lazio (del. 787 del 2016 e atti seguenti). Le attività svolte nel pad. 31 sono volontarie e la partecipazione ad esse e' ad offerta libera. I fondi raccolti sono destinati esclusivamente alla programmazione svolta.

Infine, se essere antagonisti significa essere cittadini che:

si battono, da oltre 20 anni, contro la gestione arbitraria e illegittima del patrimonio pubblico del S.Maria della Pietà,

reclamano di poter partecipare alla progettazione del proprio territorio,

ribadiscono l'attualità di un pensiero basagliano che voleva abolire i manicomi perche' tra gli esempi di istituzione totale dedicati a relegare le diversita' e nascondere i problemi sociali,

sollevano i problemi di uno sviluppo urbanistico che cede di fronte ai profitti di impresa ma si dimentica di cultura, arte, spettacolo, socialita' e accoglienza,

si ostinano a immaginare un altro mondo possibile, più equo, sostenibile e solidale,

si ostinano a pensare che quando le istituzioni mettono a disposizione strumenti di partecipazione poi li considerino effettivamente tali e non solo un modo per far perdere tempo, energie e soldi a cittadini e cittadine

allora questa definizione e' l'unica parte dell'elenco in Prefettura e di quanto riportato dall'articolo di La Repubblica che non mettiamo in discussione.

Ass. Ex Lavanderia

Comunicato stampa del 27 Marzo 2019

Autoritarismo è inventarsi le regole a proprio piacimento....
MUNICIPIO E COMUNE BOICOTTANO LA CONSULTA CITTADINA SUL S.MARIA DELLA PIETA'

E' chiaro ormai. Gli Istituti Partecipativi previsti dal Regolamento Comunale valgono solo se sono funzionali alle scelte dell'amministrazione. Altrimenti si boicottano.
E' il caso della Consulta sul S.Maria della Pietà.
Istituita con tre anni di ritardo, è, oggi, impantanata negli ostacoli burocratici e cavillosi dell'amministrazione.
La prima seduta non ha potuto fare ciò che è previsto dal Regolamento Comunale, cioè dotarsi di un Regolamento ed eleggere un Presidente.
L'Assessora Ruffa, del Municipio XIV ha messo in discussione, fin dall'inizio, il fatto che la Consulta sul S.Maria dovesse avere le stesse regole e gli stessi poteri di qualsiasi Consulta di Roma Capitale.
Quindi, l'Assessora ha chiesto al Segretariato Generale quale sia “La natura della Consulta”; domanda ben strana perché la risposta, in un mondo sano, dovrebbe essere che la “natura della Consulta” è di essere e funzionare come qualsiasi Consulta di Roma Capitale.

Ma siccome il Segretariato Generale non risponde, se non in tempi biblici, la seconda seduta è stata rinviata.

Questione delle questioni è un'invenzione ad hoc pensata solo ed unicamente per la Consulta sul S.Maria della Pietà. Insomma in questa, solo in questa, c'è chi propone che votino anche i rappresentanti istituzionali. Regolamento, Presidente e pareri.
Cioè chi ha potere decisionale vuole anche il potere consultivo. Prima decide e poi “Consulta” se stesso e si dice bravo da solo.
ATTENZIONE. Se passasse questo principio assurdo ed arbitrario, sarebbe un precedente pericoloso per tutti. Ogni meccanismo partecipativo potrebbe vedere il tentativo di essere pilotato e condizionato dai rappresentanti istituzionali, eliminando persino la libertà dei cittadini e delle associazioni di dire semplicemente la propria.
Ma, siccome, questa ipotesi non reggerebbe neanche in un regolamento condominiale, allora tanto vale bloccare la Consulta per evitare che, se funzionasse correttamente, potrebbe inopinatamente esprimersi diversamente dalla loro volontà. E pure essendo “solo” consultiva, la loro “Natura” autoritaria non potrebbe sopportarlo. Un po' come la strega di Biancaneve.... Se lo specchio non risponde a dovere lo si rompe.
D'altra parte perché stupirsi? Le regole, le leggi, le norme, quando si discute di S.Maria della Pietà sono orpelli inutili e fastidiosi. L'avvio della Consulta sul S.Maria non fa eccezione.
Il nostro Compito è e sarà imporre il rispetto delle regole sulla Consulta per permettere alla Consulta di chiedere sommessamente ma pubblicamente di rispettare le regole sul S.Maria della Pietà.
Ma che fatica...

Comunicato stampa 14 Marzo 2019

L'autoritarismo "partecipativo" della Giunta Raggi
(Di Silvia Ascani, Carla Minieri, Massimiliano Taggi)

Parte molto male la Consulta sul S.Maria della Pietà.
Istituita nel lontano luglio 2015, in virtù della Delibera di Iniziativa Popolare (6000 firme) approvata dal Consiglio Comunale, la prima seduta è stata convocata stamattina, solo 3 anni e 8 mesi dopo.

E non è che, nel frattempo, non sia successo nulla.

Nel dicembre 2016, la Giunta Regionale ha approvato una Delibera che regala il Complesso del S.Maria della Pietà alla ASL RM1 in barba alle Leggi Nazionali, Regionali ed alle Norme Urbanistiche.

Nell'Estate 2018, la Giunta Raggi si converte al diktat zingarettiano e straccia nei fatti la Delibera del 2015 firmando un Protocollo di Intesa concordato segretamente senza confronto con nessuno.

Non più il Polo Culturale, il rispetto della Legge Nazionale che vincola il S.Maria alla produzione di reddito in favore della Salute Mentale, non più un processo partecipativo trasparente e determinante, ma un cosiddetto “Tavolo Tecnico” che già agisce per realizzare il Piano ASL vincolato (proprio testuale) alla “riservatezza”. In Camera Caritatis.

Forse la Consulta sarebbe servita a valutare, analizzare, verificare questo accordo. Ma il Comune ha deciso di fare le proprie scelte prima di convocare la Consulta. A giochi fatti.
E che importa se queste scelte fanno a cazzotti con la Delibera 40?

Ma non basta. Come ai tempi dell'inquisizione o nei tribunali stalinisti, come in 1984 di Orwel, gli apprendisti stregoni di Comune e Municipio, non si accontentano che la Consulta non abbia alcun potere decisionale ma solo, appunto, consultivo.
Non gli basta che, come con i loro predecessori, gli istituti partecipativi vengano tirati in ballo solo dopo che si è già deciso tutto.
Non gli basta che la Consulta non sappia neanche cosa diamine stiano facendo sul S.Maria della Pietà, nel tavolo tecnico privé.

Vogliono di più. Vogliono avere il consenso unanime, vogliono che nessuno possa essere in disaccordo, neanche se solo “consultivamente”. Vogliono decidere loro ciò che pensano gli altri.

SPECCHIO SPECCHIO DELLE MIE BRAME...

Così, oggi, la Consulta si è arenata al primo step, quello del regolamento.
Tutte le Consulte di Roma Capitale prevedono che a votare siano i rappresentanti della Società Civile e che i rappresentanti istituzionali abbiano funzione di supporto e di ascolto ma non di voto.

Anche un bambino ne comprende il motivo.
Se la Consulta deve esprimere un parere da inviare al Comune, fatto salvo che il Comune lo possa accettare o respingere, persino ignorare, che senso ha che a determinare quel parere sia lo stesso che lo deve ricevere?

Il Comitato “Si può fare” ha presentato una proposta di regolamento che ricalca quelli delle altre Consulte cittadine.

Ma solo in questo caso, le regole naturali e logiche, per l'amministrazione Comunale non vanno bene.

Insomma i decisori vogliono consigliare se stessi e magari anche rispondersi. Vogliono esprimere pareri sui loro stessi atti e dirsi bravi da soli.... E poi dichiarare che si è compiuto il processo partecipativo.
Più che una Consulta, una clac...

LA CONSULTA NON CONSULTA

Ma come è possibile adottare questa logica bizzarra unicamente in questa precisa Consulta?

Lo ha chiarito Monica Ruffa, Assessora al Municipio XIV (alla Trasparenza ed alla Partecipazione, già...).

Ha spiegato che la Consulta sul S.Maria non è una vera e propria Consulta, non è come le altre.
A dimostrazione ha rilevato che accanto a Consulta, nella Del. 40, non c'è scritto “cittadina”.

Ma una Consulta istituita dall'Assemblea Capitolina che riguarda una Centralità Urbana che è? Di quartiere? Di via? Mondiale? Interplanetaria? Itinerante?

E poi non ci sarebbe scritto, nota la puntigliosa Assessora: “come da regolamento delle Consulte”. Ma se è una Consulta a che regolamento dovrebbe rifarsi? A quello dei Mercati Generali?

Insomma questa Consulta non è una Consulta o, se lo è, una Consulticchia, una Consultina, una Consulta creativa.

... E NON SBUFFARE!

E per rafforzare questo concetto, qualcuno (purtroppo anche della rappresentanza associativa) ha dichiarato: “Non abbiamo il potere di esprimere pareri (sempre consultivi) su atti amministrativi del Comune o di altri Enti”.

Cioè non basta che gli atti, come il Protocollo di Intesa siano stati decisi senza confronto partecipativo, senza neanche un passaggio in Consiglio Comunale. Che, a nostro avviso, violino le norme urbanistiche.

Neanche si può esprimere un parere Consultivo.... Neanche un “mah”, un “boh”, un “però...”, almeno un “mannaggia la peppa!”. Nein!

Il concetto di partecipazione di questa amministrazione.

Vietato rifiutarsi di credere, obbedire, combattere per il sol dell'avvenire che grazie al patto Zingaretti-Raggi irradierà di luce e calore il vituperato S.Maria della Pietà.
Vietato pensare.

E se non esistono regole che lo impongano, allora si inventano.... Nel Ministero della Verità e della libera interpretazione delle Norme, delle Leggi, delle Delibere e della logica delle cose.

Silvia Ascani (rappr. in Consulta del Com. Promotore Delibera di Iniziativa Popolare 2003)
Carla Minieri e Massimiliano Taggi (rappr. in Consulta del Com. Promotore Del. Iniziativa Popolare 2014 poi Del. 40/2015)

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