Vertenza S. M. della Pietà

14 anni

Se la "politica"
ci stacca la corrente
noi fcciamo più iniziative!

Senza corrente, libera e pubblica cultura:
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Appello alla cittadinanza

Roma, 6 Marzo 2018

Con questo comunicato cerchiamo di riassumere quello che sta succedendo oggi...
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gramsci... L’indifferenza è il peso morto della storia. L’indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. È la fatalità; è ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani Read more ...

L’Associazione Ex Lavanderia ha nella sua identità anche la cultura antispecista.

L’antispecismo è il movimento filosofico, politico e culturale che si oppone e tenta di superare lo specismo, l’antropocentrismo e l’ideologia del dominio nelle relazioni tra esseri viventi veicolata dalla società umana.

Come l’antirazzismo e l’anitisessismo rifiutano le discriminazioni arbitrarie basate sul concetto di razza umana e sul genere sessuale, così l’antispecismo respinge la discriminazione basata sulla specie e sostiene che la sola appartenenza biologica ad una specie diversa da quella umana non giustifichi eticamente e culturalmente il diritto di disporre della vita, della libertà e del lavoro di un essere senziente.

In particolare, l’antispecismo ritiene:
-che le capacità di sentire, di provare piacere e dolore, di interagire con l’esterno, di manifestare una volontà, di intrattenere rapporti sociali, non siano prerogative esclusive della specie umana
-che l’esistenza di tali capacità nei non umani comporti un cambiamento essenziale del loro status, facendoli divenire “persone non umane” o conferendo loro uno status equivalente qualora il concetto di persona non risultasse pienamente utilizzabile
-che da ciò debba conseguire una trasformazione profonda dei rapporti tra persone umane e persone non umane, che prefiguri un radicale ripensamento e conseguente cambiamento della società umana.

L’antispecismo è un movimento non solo culturale, ma politico, poiché si propone di assumere atteggiamenti e comportamenti finalizzati alla trasformazione della realtà, al fine di prefigurare una società umana più equa, solidale, orizzontale, in cui siano compresi anche i diritti dei non umani, con pari dignità. L’opposizione è verso l’attuale società umana concepita come verticistica, basata sulla legge del diritto del più forte e sulla repressione del più debole, orientata alla difesa dell’interesse personale a discapito dei diritti, dell’uguaglianza, delle pari opportunità e della solidarietà nei confronti dei meno tutelati tra gli umani e i non umani. L’antispecismo, pertanto, non è un movimento che intende riformare la società umana, ma ha in sé l’obiettivo di cambiarla radicalmente eliminandone le spinte discriminatorie, liberticide, violente nei confronti dei più deboli, antidemocratiche, autoritarie e antropocentriche. In una parola, rivoluzionandola opponendosi allo specismo come pensiero unico dominante e sradicando l’ideologia del dominio che oggi la contraddistingue.

L’antispecismo ha le sue radici culturali, morali, filosofiche e politiche nella naturale evoluzione delle lotte sociali e politiche per l’affrancamento dei più deboli tra gli Umani e per il riconoscimento dei loro diritti fondamentali. L’antispecista, pertanto, non solo si batte per l’eliminazione delle discriminazioni dovute alle fittizie e strumentali barriere di specie innalzate dall’Umano per sottrarsi ai suoi doveri nei confronti della natura e delle altre specie; ma assume come elementi propri il riconoscimento dei pieni diritti dell’Umano a prescindere da sesso, religione, orientamento sessuale, condizioni fisiche e mentali, ceto, etnia, nazionalità etc… L’antispecismo deve essere dunque considerato una naturale evoluzione (e non derivazione) del pensiero antirazzista, antisessista, antimilitarista e pertanto anche in assoluta antitesi con xenofobia, discriminazioni sessuali, sociali, etniche, culturali, religiose, ed in generale con il fascismo, l’autoritarismo, ed i totalitarismi di qualunque orientamento politico o natura, in quanto fautori dell’ideologia del dominio dell’oppressione e della repressione.
L’ottica antispecista, pur essendo mutuata da quella della lotta per i diritti civili umani, ha peculiarità e caratteristiche diverse e sostanziali: prevede il controllo delle proprie attività e delle attività della propria specie in relazione a principi di equità, giustizia e solidarietà nei riguardi delle altre specie (ripensamento delle attività della specie umana in base ai doveri nei confronti delle altre specie viventi non più considerate inferiori, ma semplicemente diverse: persone non umane, e pertanto popolazioni di persone non umane).
L’azione antispecista mira dunque in primis alla tutela degli interessi degli animali non umani  (in quanto privati di diritti elementari e naturali e di status privilegiati), e nel contempo al il pieno riconoscimento dei diritti dei più svantaggiati tra gli umani. Le attenzioni verso gli Umani e verso l’ambiente e la Terra sono da considerarsi parte integrante della lotta per la liberazione degli Animali non umani, e viceversa.
L’attivismo antispecista pone estrema importanza alla pratica personale e alla coerenza, conseguenza diretta di ciò è l’applicazione dei principi antispecisti alla propria vita quotidiana attraverso ad esempio la pratica del vegetarianesimo e del veganismo etico, del consumo critico (inteso come metodo utile di alternativa al consumismo), del boicottaggio, riciclo, riuso e riutilizzo di merci beni e servizi, e di tutte le altre pratiche utili al raggiungimento del minor impatto possibile sulle altre specie animali, sulla propria e sull’ambiente.

FONTE:  http://www.manifestoantispecista.org/un-manifesto/
CONSULTA ANCHE: http://www.manifestoantispecista.org/cassetta-degli-attrezzi/

 

L’Associazione Ex Lavanderia ha nella sua identità anche la cultura antispecista.

L’antispecismo è il movimento filosofico, politico e culturale che si oppone e tenta di superare lo specismo, l’antropocentrismo e l’ideologia del dominio nelle relazioni tra esseri viventi veicolata dalla società umana.

Come l’antirazzismo e l’anitisessismo rifiutano le discriminazioni arbitrarie basate sul concetto di razza umana e sul genere sessuale, così l’antispecismo respinge la discriminazione basata sulla specie e sostiene che la sola appartenenza biologica ad una specie diversa da quella umana non giustifichi eticamente e culturalmente il diritto di disporre della vita, della libertà e del lavoro di un essere senziente.

In particolare, l’antispecismo ritiene:

  • che le capacità di sentire, di provare piacere e dolore, di interagire con l’esterno, di manifestare una volontà, di intrattenere rapporti sociali, non siano prerogative esclusive della specie umana

  • che l’esistenza di tali capacità nei non umani comporti un cambiamento essenziale del loro status, facendoli divenire “persone non umane” o conferendo loro uno status equivalente qualora il concetto di persona non risultasse pienamente utilizzabile

  • che da ciò debba conseguire una trasformazione profonda dei rapporti tra persone umane e persone non umane, che prefiguri un radicale ripensamento e conseguente cambiamento della società umana.

L’antispecismo è un movimento non solo culturale, ma politico, poiché si propone di assumere atteggiamenti e comportamenti finalizzati alla trasformazione della realtà, al fine di prefigurare una società umana più equa, solidale, orizzontale, in cui siano compresi anche i diritti dei non umani, con pari dignità. L’opposizione è verso l’attuale società umana concepita come verticistica, basata sulla legge del diritto del più forte e sulla repressione del più debole, orientata alla difesa dell’interesse personale a discapito dei diritti, dell’uguaglianza, delle pari opportunità e della solidarietà nei confronti dei meno tutelati tra gli umani e i non umani. L’antispecismo, pertanto, non è un movimento che intende riformare la società umana, ma ha in sé l’obiettivo di cambiarla radicalmente eliminandone le spinte discriminatorie, liberticide, violente nei confronti dei più deboli, antidemocratiche, autoritarie e antropocentriche. In una parola, rivoluzionandola opponendosi allo specismo come pensiero unico dominante e sradicando l’ideologia del dominio che oggi la contraddistingue.

L’antispecismo ha le sue radici culturali, morali, filosofiche e politiche nella naturale evoluzione delle lotte sociali e politiche per l’affrancamento dei più deboli tra gli Umani e per il riconoscimento dei loro diritti fondamentali. L’antispecista, pertanto, non solo si batte per l’eliminazione delle discriminazioni dovute alle fittizie e strumentali barriere di specie innalzate dall’Umano per sottrarsi ai suoi doveri nei confronti della natura e delle altre specie; ma assume come elementi propri il riconoscimento dei pieni diritti dell’Umano a prescindere da sesso, religione, orientamento sessuale, condizioni fisiche e mentali, ceto, etnia, nazionalità etc… L’antispecismo deve essere dunque considerato una naturale evoluzione (e non derivazione) del pensiero antirazzista, antisessista, antimilitarista e pertanto anche in assoluta antitesi con xenofobia, discriminazioni sessuali, sociali, etniche, culturali, religiose, ed in generale con il fascismo, l’autoritarismo, ed i totalitarismi di qualunque orientamento politico o natura, in quanto fautori dell’ideologia del dominio dell’oppressione e della repressione.
L’ottica antispecista, pur essendo mutuata da quella della lotta per i diritti civili umani, ha peculiarità e caratteristiche diverse e sostanziali: prevede il controllo delle proprie attività e delle attività della propria specie in relazione a principi di equità, giustizia e solidarietà nei riguardi delle altre specie (ripensamento delle attività della specie umana in base ai doveri nei confronti delle altre specie viventi non più considerate inferiori, ma semplicemente diverse: persone non umane, e pertanto popolazioni di persone non umane).
L’azione antispecista mira dunque
in primis alla tutela degli interessi degli animali non umani (in quanto privati di diritti elementari e naturali e di status privilegiati), e nel contempo al il pieno riconoscimento dei diritti dei più svantaggiati tra gli umani. Le attenzioni verso gli Umani e verso l’ambiente e la Terra sono da considerarsi parte integrante della lotta per la liberazione degli Animali non umani, e viceversa.
L’attivismo antispecista pone estrema importanza alla pratica personale e alla coerenza, conseguenza diretta di ciò è l’applicazione dei principi antispecisti alla propria vita quotidiana attraverso ad esempio la pratica del vegetarianesimo e del veganismo etico, del consumo critico (inteso come metodo utile di alternativa al consumismo), del boicottaggio, riciclo, riuso e riutilizzo di merci beni e servizi, e di tutte le altre pratiche utili al raggiungimento del minor impatto possibile sulle altre specie animali, sulla propria e sull’ambiente.

(FONTE: http://www.manifestoantispecista.org/un-manifesto/

CONSULTA ANCHE: http://www.manifestoantispecista.org/cassetta-degli-attrezzi/ )

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