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PROTOCOLLO DI INTESA SUL S.MARIA DELLA PIETA’
TUTTO CIO’ CHE POTRESTE SAPERE SUL S.MARIA DELLA PIETA’ E CHE I GIORNALI NON DICONO


La mistificazione

Proporzioni e funzioni
Psichiatria, disagio e malattia cronica all'ex manicomio
L'università di “eccellenza”
Gli ostelli della gioventù fantasma
Le risorse della salute mentale
La partecipazione
La cultura
La cubatura esterna

 

 

 

 

 

PROTOCOLLO DI INTESA SUL S.MARIA DELLA PIETA’
TUTTO CIO’ CHE POTRESTE SAPERE SUL S.MARIA DELLA PIETA’ E CHE I GIORNALI NON DICONO

La mistificazione

Con un'operazione di marketing mediatico, le istituzioni locali, Sindaco per primo, fanno intendere per vera una realtà inesistente.
E i giornalisti si accontentano delle dichiarazioni ufficiali senza neanche leggere e men che mai interpretare i dati reali.
Facciamo alcuni esempi di come la realtà, intorno alla firma del nuovo Protocollo di Intesa sia completamente altra e diversa dalla bella favola raccontata".

Proporzioni e funzioni

Viene data molta enfasi sui servizi universitari e le residenze studentesche. Con evidente capacità linguistica, i presentatori del Protocollo usano le parole e le suggestioni di chi si è battuto per un uso sociale e culturale. L'ex manicomio fa entrare la città, la cultura, i giovani etc etc.
Eppure, la vera notizia dovrebbe riguardare la funzione prevalente che è e resta la funzione sanitaria.
18 padiglioni su 35 vengono destinati ad attività sanitarie. Non lo diciamo noi, lo dice il Protocollo indicandoli in maniera definita e lo visualizza benissimo la cartografia allegata al Protocollo di Intesa (per i giornalisti pigri la sanità è indicata dal colore giallo...).
Più di metà comprensorio, quindi viene consegnato alla sanitarizzazione. Il titolo vero sarebbe dovuto essere: "Una cittadella Sanitaria al S.Maria della Pietà".
Ma la scelta di uso prevalentemente sanitario è difficilmente argomentabile da rappresentanti politici che hanno dichiarato a suo tempo l'assurdità della sanitarizzazione promossa dall'allora Giunta Storace. E allora, l'aspetto sanitario da prevalente nella materialità diventa accessorio nelle dichiarazioni e nei resoconti della stampa.
Per chi non voglia credere o capire basta scaricare, ad esempio, il Programma elettorale del CentroSinistra del Municipio 19 (sito www.fabiolazzara.it) dove si dice: "è da escludere un'utilizzazione di tipo prevalentemente sanitario. Ciò non significa che, nell'ambito della discussione partecipata, non si possa decidere di man¬tenere alcuni servizi utili al territorio. Tuttavia la componente sanitaria del progetto di riuso deve essere assoluta¬mente marginale. Le strutture psichiatriche, comunque devono essere spostate dal S.Maria della Pietà, così come quelle destinate alla malattia cronica o alla sanità residenziale, e va interrot¬ta la prassi di aggiramento delle leggi attraverso la categorizzazione "non psichiatrica" di pazienti anche quando si tratta di ex degenti;"
Ancora, nella Mozione del 2005 approvata da "tutta" la maggioranza si dice: "è in atto una risanitarizzazione silenziosa che di fatto cancella gli indirizzi assunti dal Consiglio Comunale in merito alla centralità urbana da realizzare nel S. M. della Pietà;"

Psichiatria, disagio e malattia cronica all'ex manicomio

Le dichiarazioni riportate dalla stampa dell'Assessore Regionale Battaglia parlano di: "un "ospice" per malati oncologici terminali, strutture per la riabilitazione e una casa famiglia per disabili psichici mentali" (vari quotidiani)..
Ciò che Battaglia dimentica di dire e i giornalisti di ricordare è che queste strutture sono "aggiuntive" rispetto alla realtà attuale che già vede 3 strutture psichiatriche, il Centro di Neuropsichiatria infantile e poi il SERT e una serie infinita di strutture sanitarie realizzate senza alcuna progettualità.
La concentrazione di strutture legate al disagio psichico e alla malattia cronica nello stesso luogo è già discutibile culturalmente, materialmente e da un punto di vista terapeutico. Che ciò avvenga all'ex manicomio è un'offesa alla memoria e al significato di questo luogo.
Inoltre, nell'annunciare la realizzazione di " una casa famiglia per disabili psichici mentali" l'Assessore Battaglia dimostra di non conoscere o di far finta di non conoscere le Leggi dello Stato Italiano che vietano la realizzazione di servizi psichiatrici negli Ex Ospedali Psichiatrici (Legge 338/2000).
Tanto è vero che per poter immettere le strutture attualmente presenti al S.Maria, aggirando la Legge, la ASL RME ha "furbamente" modificato la categorizzazione dei pazienti presenti.
Ma soprattutto, tra le cosiddette "conquiste positive" che soprattutto l'Assessore Pomponi ha rivendicato ci sarebbe proprio l'estromissione dal S.Maria delle strutture psichiatriche. Ora, già il giorno della firma, l'Assessore regionale Battaglia dice l'esatto contrario.

L'università di “eccellenza”

La collocazione universitaria viene spacciata per una grande potenzialità culturale e formativa. In realtà neanche il Rettore sa bene cosa collocare al S.Maria della Pietà.
Infatti, sempre nella cartellina consegnata ai giornalisti si dice:
"La Sapienza intende allocare al S.Maria funzioni "pregiate" quali ad esempio: Corso di Laurea in Disegno Industriale, una sezione del Dipartimento di "Biologia Vegetale", Corso di Laurea in Scienze dell'Educazione e della Formazione, Corso di Laurea specialistica in Pedagogia, Summer School, corsi di specializzazione..."
Non ci vuole una Laurea per comprendere l'impossibilità di collocare tutte queste cose in 8 padiglioni (per i giornalisti pigri in verdino).
E soprattutto questo spezzatino di cose messe alla rinfusa sembrano più la consegna di qualche stanza per uno ai baroncini universitari che la grande operazione formativa spacciata dai firmatari.

Gli ostelli della gioventù fantasma

Nelle dichiarazioni viene indicata la volontà di realizzare strutture per il turismo a basso costo e giovanile. In realtà, visto che il Protocollo assegna 4 dei 5 padiglioni, ristrutturati nel 2000 a tale scopo, alle residenze studentesche (il quinto alla ASL) e visto che tutti gli altri padiglioni sono già predeterminati, sfugge ai più attenti, dove, di grazia, si allocherebbero gli ostelli.
Le risorse per gli Ostelli erano già state spese, infatti, nel 2000, ma gli Ostelli furono smantellati dalla ASL tra il 2003 e il 2004 nel silenzio più volte denunciato del Comune di Roma

Le risorse della salute mentale

La Legge Nazionale prevede che i redditi prodotti dal riutilizzo degli Ex Manicomi siano destinati a finanziare i progetti per la Salute Mentale. (legge 338/2000)
Questa Legge è stata costantemente violata. Ovviamente su questo punto, nella presentazione del Protocollo si è ampiamente sorvolato.

La partecipazione

Nella sintesi consegnata ai giornalisti e di conseguenza nei loro servizi così come nel sito del Comune, sparisce ingloriosamente il previsto tavolo partecipato pur presente nel Protocollo.
Se già lascia poche speranze un tavolo che si apre dopo aver già definito padiglione per padiglione la spartizione, la rimozione di questo tema dalla presentazione, dalla sintesi e dai commenti la dice lunga sulla volontà di garantire un percorso reale.
Fanno correre un brivido lungo la schiena le dichiarazioni del Sindaco riportate da "City" sulla rapidità del processo.
Anche in questo caso, se si leggesse il Protocollo non si potrebbe che coglierne le profonde incongruenze. Si dice infatti contemporaneamente che l'Università inizierà le proprie attività nell'anno accademico 2007-2008 e che il tavolo partecipato durerà per 6 mesi solo al termine dei quali si realizzerà l'accordo di Programma. Nessuno si accorge che i conti non tornano?

La cultura

La grande conquista sarebbe la legalizzazione dell'esperienza della Ex Lavanderia e la sua destinazione a spazio culturale. O meglio, l'impegno in tal senso, perché di atti concreti non ve n'è alcuno.
Intanto le dichiarazioni di Morassut seguono analoghe dichiarazioni e addirittura impegni formali (mozione 7-2-2005) mai concretizzati. In questo senso, l'Assessore si è espresso già nel novembre 2004 in un'Assemblea pubblica proprio alla Ex Lavanderia. 6 giorni dopo veniva staccata la luce al padiglione 31 e l'Assessore Morassut non si pronunciava su questo.
Se la volontà espressa dall'Assessore è reale, si inizi allora con inviare la richiesta alla ASL di aprire una trattativa con l'Associazione Ex Lavanderia. La richiesta in questione era uno degli impegni mai messi in pratica della Mozione Comunale del 2005.
O ancora, l'Assessore potrebbe richiedere pubblicamente il ritiro da parte della ASL RME delle denuncie penali (2 denuncie, una per Direttore, una per maggioranza regionle).
Comunque fa sorridere amaramente che si spacci per una grande concessione la promessa del mantenimento della destinazione d'uso di un padiglione ristrutturato con i soldi pubblici per questo. Va detto, per operazione di verità, che solo l'occupazione del 2004 ha potuto permettere che oggi si possa pensare alla permanenza almeno di una funzione culturale al S.Maria della Pietà. Cioè, sembra che in questa città, o almeno al S.Maria della Pietà, l'unica forma per garantire la legalità sia la disobbedienza civile.
Ma soprattutto 1 padiglione alla cultura è ben scarso risarcimento alle decine di associazioni che hanno lavorato per 10 anni per l'uso culturale e sociale del S.Maria della Pietà.
E si tratta di ben scarso riconoscimento di quei 9000 cittadini che hanno firmato nel 2003 una Delibera di Iniziativa Popolare che chiedeva l'acquisizione comunale e l'uso culturale e sociale dell'intero comprensorio. Per i più distratti ricordiamo che lo Statuto del Comune di Roma prevedeva la discussione della Delibera entro il 6 giugno 2004. Il Consiglio Comunale di Roma ha semplicemente violato il proprio Statuto e non ha mai discusso la Delibera.
Quando Veltroni dice: "Con questo accordo abbiamo accolto le richieste dei cittadini" (City) dice una delle più grandi falsità mai sentite tra le tante pur dette sul S.Maria della Pietà.

La cubatura esterna

Il Protocollo di Intesa ribadisce l'assenza di cubature esterne, quei 200mila metri cubi previsti inizialmente dalla proposta di PRG e cancellati dopo una lunga e dura battaglia di associazioni e cittadini. L'Assessore Morassut si è pronunciato (come già aveva fatto) per la conferma di non edificare l'esterno del S.Maria.
Eppure restano alcuni dubbi. Intanto sull'affidabilità degli impegni presi dai rappresentanti istituzionali vi è un'esperienza lunga che ci porta a diffidare. Ad esempio (uno dei tanti possibili) nel luglio 2005 scese in campo addirittura la Federazione dei DS di Roma, contro l'Associazione Ex Lavanderia (La portaerei Garibaldi contro una cerbottana) perché ci eravamo permessi di dire che il Comune e l'Assessore stavano favorendo l'uso sanitario del S.Maria e non avevano l'intenzione di aprire un tavolo partecipato prima di aver definito il proprio progetto, insomma perché avevamo previsto con 2 anni di anticipo i termini esatti del Protocollo di Intesa.
Per non parlare della già citata mozione comunale approvata e mai messa in pratica.
Ma soprattutto destano qualche dubbio le rassicurazioni dell'Assessore quando solo un mese fa la Regione ha rigettato, in extremis, le osservazioni ai Piani Paesaggistici presentate proprio dal Comune di Roma e che intendevano togliere il vincolo di inedificabilità alle aree esterne al S.Maria.
Ancora, non può che destare preoccupazione la collocazione degli 8 padiglioni universitari proprio sul fronte estremo del Comprensorio, quello confinante con l'area esterna in questione.
Infine resta la contraddizione tecnica di un Piano Regolatore che, nelle Norme tecniche parla di previsione edificatoria 0 ma che negli elaborati grafici mantiene la colorazione relativa alle aree edificabili, contraddizione che l'Ufficio di Piano dell'Assessore Morassut non ha mai voluto sanare.